Salute

Chi è più protetto contro le varianti della covid?

Gli anticorpi di chi è stato contagiato dalla covid e poi si è vaccinato proteggono meglio contro le varianti rispetto a quelli di chi si è solo contagiato, o solo vaccinato.

Per la variante Omicron, gli scienziati sono al lavoro per capire se possa essere più pericolosa e, soprattutto, se sia capace di eludere i vaccini. L'immunità vaccinale è stata messa a dura prova dalle diverse varianti covid emerse nel tempo, che per fortuna, però, finora sono state tenute a bada (almeno per quanto riguarda le forme più gravi della malattia). Ora uno studio pubblicato su mBio suggerisce che chi è stato contagiato dalla malattia e ha poi ricevuto una dose di vaccino è più protetto contro le varianti del coronavirus della covid rispetto a chi si è solo vaccinato oppure si è solo infettato.

Combinazioni. I ricercatori hanno confrontato gli anticorpi di pazienti parzialmente o totalmente vaccinati e che non avevano mai contratto la covid, con quelli di pazienti contagiati prima di maggio 2020 (ossia prima della comparsa di una qualunque variante): in entrambi i casi la protezione contro nuove varianti risultava ridotta, mentre rimaneva alta quella contro il ceppo originale di SARS-CoV-2.

Incontri multipli. I risultati però cambiavano radicalmente nel caso di pazienti contagiati prima di maggio 2020 e vaccinati l'anno successivo: in questo caso gli anticorpi proteggevano sia dal ceppo originale, sia dalle nuove varianti. «Questa scoperta ci conferma che gli anticorpi si rafforzano venendo esposti diverse volte agli antigeni del virus», spiega Otto Yang, uno degli autori, che sottolinea: «non aumentano solo di quantità, ma migliora anche la loro qualità.»

Modifiche necessarie. Studi di questo tipo potrebbero aiutare i ricercatori a migliorare la formulazione di vaccini e booster: che i vaccini funzionino è chiaro (basta guardare all'ultimo bollettino dell'ISS e confrontare il numero di ricoverati vaccinati con quello di non vaccinati), ma è altrettanto chiaro che sono uno strumento di difesa migliorabile. Tra i principali limiti dei vaccini attuali vi è il fatto che non bloccano la trasmissione del virus (per quello attendiamo, se mai arriverà, un vaccino intranasale), che la loro efficacia cala nel tempo e che, se dovesse diffondersi una nuova variante capace di eludere la loro protezione, devono essere velocemente adattati per far fronte all'emergenza (Pfizer ha già dichiarato che, nel caso, sarebbe in grado di farlo in appena 100 giorni).

9 dicembre 2021 Chiara Guzzonato
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