Salute

Il programma Covax non raggiungerà i suoi obiettivi: perché?

Il programma internazionale Covax avrebbe dovuto distribuire due miliardi di dosi di vaccini anti-covid ai Paesi più poveri entro il 2021, ma è lontano dall'obiettivo.

Nella corsa alla vaccinazione contro il virus della covid vincono i Paesi ricchi. Nonostante le promesse di cooperazione per aiutare i meno fortunati, i programmi per la terza dose di vaccino in diverse nazioni dimostrano che vale questa regola: gli Stati donano solamente le dosi di vaccino che avanzano. È questa la cruda realtà, resa chiara dal lento avanzamento di Covax, il programma di CEPI, Gavi, OMS e UNICEF per la condivisione di vaccini con i Paesi più poveri di cui tanto si parla in questi giorni, in occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
 
I Paesi più poveri. Secondo le stime iniziali dell'OMS, Covax avrebbe dovuto distribuire due miliardi di dosi entro la fine del 2021, un obiettivo lontano visti i ritmi attuali: al momento in cui scriviamo sono state distribuite meno di 300 milioni di dosi ai Paesi più poveri di tutto il mondo. L'Italia, che si era impegnata a donare 15 milioni di dosi entro la fine del 2021, per ora è a quota 2,4 milioni.

Uno dei grandi freni al programma Covax, sostiene un articolo di The Conversation, è stato lo stop all'esportazione dei vaccini imposto dall'India a fine marzo per cercare di fare fronte a una potentissima seconda ondata accelerando la campagna vaccinale nazionale: da allora, il Paese ha esportato appena 20 milioni di dosi a Covax, con il risultato che nei Paesi del Terzo Mondo sono state somministrate tre dosi ogni cento persone, contro le 120 ogni cento dei Paesi dell'Occidente industrializzato.

Il caso dell'India. Addossare all'India tutte le colpe non è però corretto: è comprensibile voler fare avanzare la campagna vaccinale nel proprio Paese prima di regalare dosi a chi non se lo può permettere. L'India ha una popolazione molto vasta, e deve vaccinare circa un miliardo di cittadini in età adulta: si suppone che possa raggiungere l'immunizzazione entro la fine dell'anno, ma intanto, per adesso, hanno ricevuto la doppia dose solamente 206 milioni di persone, pari al 15% della popolazione.

Ben diversa è la situazione in Europa, dove quasi il 72% dei maggiorenni ha completato il ciclo vaccinale. Qui parlare di terza dose è prematuro, secondo l'OMS, che ha più volte chiesto il posticipo delle dosi di rinforzo alla fine del 2021. Ma il suo appello è caduto nel vuoto: a metà settembre Israele aveva già somministrato tre milioni di terze dosi, su 6,5 milioni di vaccinabili, e già ventila una quarta dose; in Italia il 20 settembre è iniziato il terzo turno, per adesso limitato però ai soggetti più fragili.
 
Più il virus circola, più muta. Il direttore dell'OMS, Tedros Ghebreyesus, ha chiesto di non esacerbare le disuguaglianze e di attendere, per la terza dose, fino a quando ogni Paese avrà vaccinato almeno il 40% della popolazione: ciò che non sembra essere chiaro ai Paesi occidentali, che continuano a pensare alla propria immunità, è che lasciare il virus libero di circolare è controproducente per tutti. Più il SARS-CoV-2 si diffonde, più muta, più è probabile che emerga una nuova variante che eluda i vaccini. Insomma, se non vogliamo essere altruisti, dovremmo essere almeno furbi.

23 settembre 2021 Chiara Guzzonato
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