Salute

Precoci sintomi di demenza in chi è stato esposto al piombo

Le persone che da bambine hanno inalato o bevuto alti livelli di piombo possono presentare prima delle altre, da anziane, i segni della demenza.

C'è una ragione se l'OMS ha definito l'uso della benzina rossa, quella cioè arricchita con piombo, "una catastrofe sanitaria", uno dei peggiori errori del 20esimo secolo. Le conseguenze dell'utilizzo di questo carburante addizionato sulla salute globale si fanno infatti sentire ancora oggi, 50 anni dopo le prime misure di dismissione negli USA e 20 dopo la fine definitiva della sua produzione in Europa. In base a un nuovo studio pubblicato su Science Advances, chi da bambino è stato esposto al piombo, perché presente nella benzina, nelle vernici o nelle tubature idrauliche, potrebbe avere ridotte capacità cognitive in età avanzata, ossia mostrare i sintomi della demenza prima rispetto ai coetanei.

Danni pervasivi. Anche se l'esposizione al piombo è da tempo associata a ridotte performance cognitive e a comportamenti aggressivi soprattutto nei bambini, il cui cervello è più suscettibile all'avvelenamento da questa sostanza, lo studio è il primo a indagare i suoi effetti a lungo termine e nell'età avanzata.

Come spiega John Robert Warren, sociologo dell'Università del Minnesota a Minneapolis, tra gli autori della ricerca, «negli USA, e immagino nel Regno Unito, i primi anni in cui i bambini furono esposti alle maggiori quantità di piombo furono gli anni '60 e '70. Fu questo il periodo in cui venne utilizzata più benzina con piombo, in cui le vernici al piombo erano ancora comuni e i sistemi idrici municipali non avevano ancora fatto granché per rimuovere il piombo dalle tubature».

Problema sociale. Ora queste persone sono adulti nei loro 50 o 60 anni. Se davvero il piombo facilitasse l'insorgere dei sintomi tipici della demenza, potrebbe voler dire che nei prossimi 10 o 20 anni questa forma di invecchiamento patologico diventerà ancora più comune. Warren ha confrontato i dati dello studio statunitense Health and Retirement Study (HRS), che ha monitorato la salute cognitiva di migliaia di americani negli ultimi decenni, con informazioni inerenti ai luoghi in cui 1.089 tra queste persone avevano vissuto l'infanzia. Lo scienziato e i colleghi sono anche risaliti alle mappe dei paesi e delle città che usavano all'epoca tubature in piombo e avevano acqua acida o alcalina - caratteristiche maggiormente associate con la contaminazione da piombo.

Partenza svantaggiata. Chi da bambino aveva vissuto in città con acqua contaminata mostrava un peggiore funzionamento cognitivo di base (una misura della capacità di apprendere, processare le informazioni, ragionare anche in assenza di patologie) all'età di 72 anni rispetto a chi non era stato esposto al piombo.

La differenza tra i due gruppi era equivalente a circa otto anni di invecchiamento cerebrale. Sebbene questo non si traduca in automatico in un aumentato rischio di demenza, vuol dire però «partire da un punto sostanzialmente più basso, e quindi avviarsi potenzialmente ad avere livelli più problematici di declino cognitivo prima degli altri» spiega Warren.

Non è ancora finita. Si è spesso tentati di pensare all'inquinamento da piombo come a un problema risolto, anche grazie a una delle più efficaci mobilitazioni ambientali di sempre. Studi come questo dimostrano invece che l'eredità tossica di questo metallo ci accompagnerà per decenni e che servono soluzioni per mitigare le conseguenze. Soprattutto per i Paesi più poveri, che sono stati gli ultimi ad abbandonare l'utilizzo del piombo nella benzina e che potrebbero pagare anche questa volta il costo sociale più alto.

14 novembre 2022 Elisabetta Intini
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