Salute

Perché le scuole sono difficilmente focolai di covid

Non è all'interno delle scuole, in particolare materne e primarie, che si alimenta la pandemia, anche nei luoghi a elevata circolazione di covid.

Le aule scolastiche non sono luoghi di grande diffusione della covid: nonostante i comprensibili timori, la riapertura delle classi non ha comportato - da sola - il boom di contagi da CoViD-19 previsto dai più pessimistici scenari, e quando si sono verificati dei focolai, sono stati molto contenuti.

Lo spiega un articolo su Nature che prova a fare il punto su cosa è avvenuto nei Paesi che hanno riaperto le scuole dopo l'estate. Nonostante il contesto scolastico presenti diverse caratteristiche favorevoli alla trasmissione virale (numerose persone in un luogo chiuso per un numero elevato di ore), il contagio avanza tra gli alunni in modo molto lento rispetto agli adulti. Le scuole sembrano subire gli effetti di quello che accade fuori, non causarli.

Il caso italiano. Studi precedenti hanno dimostrato che le scuole possono riaprire in sicurezza quando la diffusione comunitaria del virus è bassa. Tuttavia, anche nei Paesi in cui la campanella è suonata con la curva epidemiologica già in risalita, come l'Italia, i focolai sorti nelle scuole sono stati relativamente pochi, grazie alle misure di prevenzione adottate. A quattro settimane dalla riapertura di 65.000 istituti scolastici a settembre, solo 1.212 scuole italiane registravano contagi da covid, e nel 93% dei casi si trattava di singole infezioni. Solo una scuola superiore ha registrato un cluster con più di 10 infezioni.

Gli ultimi dati disponibili (aggiornati al 18 ottobre 2020) dicono che alle scuole italiane sono riconducibili il 3,5% dei focolai nazionali di covid di cui si conosca l'origine. I dati non tengono conto però di eventuali contagi nelle attività extrascolastiche, che ovviamente non sono regolate dai severi protocolli scolastici.

Diffusione contenuta. In Australia, dove una seconda ondata di covid era cominciata a luglio, due terzi dei 1.635 casi di CoViD-19 erano limitati a un unico caso e il 91% delle catene di trasmissione includevano meno di 10 persone. Anche dove il coronavirus SARS-CoV-2 arriva, non sembra quindi divampare come fa in altri contesti affollati e frequentati dagli adulti. I dati sulla trasmissione della covid nelle scuole del Regno Unito rivelano un altro dato interessante: la maggior parte dei 30 focolai iniziati in ambito scolastico censiti a giugno dipendevano dalla trasmissione tra membri dello staff insegnanti; soltanto due erano partiti con un contatto tra studenti.

Il rischio cresce con l'età. Una possibile spiegazione sta nel fatto che, secondo diverse analisi, i bambini di età inferiore a 12-14 anni sono meno suscettibili all'infezione da covid, e una volta che l'hanno contratta, pur ospitando spesso un'elevata carica virale, la trasmettono più difficilmente (ma la questione rimane complessa: per approfondire).

Uno studio condotto in Germania ha trovato che la trasmissione della CoViD-19 è meno diffusa tra i bambini di 6-10 anni, rispetto a quelli più grandi e agli adulti che lavorano nelle scuole. Ricerche negli USA hanno rilevato che il tasso di infezione è due volte più elevato tra i 12-17enni che tra i bambini da 5 a 11 anni di età e che l'incidenza delle infezioni aumenta in modo direttamente proporzionale al ciclo di studi frequentato. Per questo le prime misure di mitigazione della covid nelle scuole, nei contesti in cui la diffusione del virus è alta, dovrebbero focalizzarsi su adolescenti e insegnanti.

Dubbi irrisolti. Quello sulla suscettibilità alla covid dei bambini e sulla loro capacità di trasmissione è un nodo non ancora sciolto. I dati che abbiamo sono influenzati dalle misure anti-covid (mascherine, distanziamento, igiene delle mani) che impediscono di osservare l'andamento naturale dei contagi. Una possibilità è che, avendo i bambini polmoni più piccoli, diffondano meno aerosol: è così per la tubercolosi, per la quale il contagio si diffonde dalle lesioni polmonari; ma non è detto che valga per la covid, in cui il virus infetta primariamente le vie respiratorie superiori. Inoltre, chiunque abbia a che fare con i bambini sa che muco, starnuti e contatti non sono facilmente evitabili.

Un'altra possibilità è che i bambini tendano a trasmettere meno facilmente l'infezione perché più spesso asintomatici o paucisintomatici. Ma anche tra gli adulti, il tema dell'infettività degli asintomatici (e della definizione stessa di asintomatici) è ancora pieno di incognite.

2 novembre 2020 Elisabetta Intini
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