Percezione, 6 modi in cui il corpo ti inganna

Non sempre quello che vedi corrisponde al vero: il cervello "ritocca" la stima delle distanze e della fatica che un compito richiederà in base alle tue possibilità fisiche. Sei situazioni in cui a volte è meglio non credere ai propri occhi.

Ciò che vediamo è reale, o meglio preciso, o il nostro cervello "ci inganna", aggiustando i dati della percezione visiva? Se lo è chiesto Jessica Witt, psicologa della Colorado State University, che su Science ha presentato una serie di ricerche su come le nostre caratteristiche fisiche modificano la percezione.
Riuscirai a saltare quell'ostacolo? Passerai da quella porta? Il nostro cervello "aggiusta" i dati offerti dalla percezione visiva alle reali possibilità del nostro corpo, come agilità, elasticità, stazza e capacità di coordinazione. Più un compito è difficile, più l'ostacolo ci apparirà alto, distante, pesante.
Ecco sei tipiche situazioni in cui la vista non ce la racconta giusta.

Chi fa parkour vede i muri più bassi. Nel 2011 Witt ha provato a capire qualcosa di più sulla percezione degli atleti di parkour, per i quali salti, distanze e ostacoli sono pane quotidiano. Ha chiesto a parkourer alle prime armi e ad atleti esperti di stimare l'altezza della parete, e dire se sarebbero stati in grado di saltarla. I novellini l'hanno giudicata più alta di quanto fosse realmente; i più esperti hanno fornito l'altezza corretta.

Gli zaini pesanti fanno il cammino più ripido. In uno studio classico su percezione e fatica che Witt cita spesso, è stato chiesto ad alcuni camminatori in montagna di stimare la pendenza di una collina. Chi era già molto provato dalla fatica, i più anziani e chi aveva lo zaino più pesante hanno giudicato più ripida la salita che li aspettava.

Le persone obese vedono la meta più lontana. Chi è in sovrappeso percepisce le distanze più lunghe del 10% rispetto alle persone normopeso. I risultati dell'ultimo studio di Witt sono sorprendenti: 90 kg di peso sono sufficienti (si fa per dire!) per raddoppiare la distanza percepita tra la persona e la meta proposta. Questo fenomeno può rendere più difficile a chi è in sovrappeso trovare la motivazione a muoversi e compiere attività fisica. Innescando un circolo vizioso pericoloso per la salute.

I lanci sbagliati deformano la meta. Nell'esperimento del softball non era chiaro se i giocatori vedessero realmente la palla più grande (o più piccola) o se la ricordassero in quel modo. Così Witt ha ripetuto il test su alcuni giocatori di football americano reduci da un'intensa sessione di tentativi di calciare tra i pali della porta. I giocatori avevano i pali a portata di sguardo; ciò nonostante, quando hanno dovuto replicare distanze e altezza dei pali su un modellino, coloro che avevano calciato troppo in basso hanno posizionato la traversa più in alto del dovuto; quelli che l'avevano lanciata fuori hanno avvicinato i pali del modellino più di quanto servisse.

Gli oggetti a portata di mano sembrano più vicini. Quelli non raggiungibili allungando il braccio, sembrano più lontani. Nel 2005, Witt ha chiesto ad alcune persone di stimare la distanza di una serie di punti posizionati su un tavolo, più o meno distanti dalle loro mani. Quando il punto era a portata di braccio, i partecipanti l'hanno stimato più vicino; quando era irraggiungibile, l'hanno giudicato più lontano. La percezione è cambiata nuovamente quando ai partecipanti è stata data una bacchetta: i punti a portata di bacchetta sono stati definiti più vicini da quelli non raggiungibili nemmeno con il "prolungamento" del braccio. La prova che il cervello deforma le distanze per aiutarci a pianificare un'azione.

Ciò che vediamo è reale, o meglio preciso, o il nostro cervello "ci inganna", aggiustando i dati della percezione visiva? Se lo è chiesto Jessica Witt, psicologa della Colorado State University, che su Science ha presentato una serie di ricerche su come le nostre caratteristiche fisiche modificano la percezione.
Riuscirai a saltare quell'ostacolo? Passerai da quella porta? Il nostro cervello "aggiusta" i dati offerti dalla percezione visiva alle reali possibilità del nostro corpo, come agilità, elasticità, stazza e capacità di coordinazione. Più un compito è difficile, più l'ostacolo ci apparirà alto, distante, pesante.
Ecco sei tipiche situazioni in cui la vista non ce la racconta giusta.