Papilloma virus, i risultati di 10 anni di vaccini

Dimezzata l'incidenza di tumori della cervice, diminuite del 90% le infezioni pericolose: il bilancio del primo decennio di diffusione del vaccino contro il Papilloma virus, e quel che resta da fare.

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Una ragazza vaccinata contro il Papilloma virus umano. | Cheryl Senter /The New York Time/contrasto

Il vaccino contro l'HPV, il Papilloma virus umano associato ai tumori al collo dell'utero, è stato introdotto per la prima volta in Australia esattamente 10 anni fa. Da allora ne sono state distribuite 187 milioni di dosi in 130 Paesi, e il bilancio dei suoi effetti è decisamente positivo: l'incidenza di nuovi tumori alla cervice uterina in queste aree si è dimezzata, e le infezioni da ceppi a più alto rischio oncogeno di HPV si sono ridotte anche del 90%, dove la profilassi è più ampiamente diffusa.

 

Sorvegliato speciale. È quanto emerge da una meta-analisi di 58 studi sul virus condotti in 9 diversi paesi, pubblicata sulla rivista Clinical Infectious Diseases.

 

L'HPV è un virus molto comune che vive sulla pelle, nel cavo orale e nelle aree genitali e anali. Si trasmette principalmente per via sessuale ed è in genere asintomatico, ma nell'1% della popolazione alcuni ceppi danno origine a forme di infezione persistenti che possono causare lesioni precancerose, anticamere potenziali di un tumore.

 

Lo stato dell'arte. I due vaccini attualmente disponibili contro l'HPV proteggono dai ceppi più comunemente responsabili di tumori al collo dell'utero e del cavo orale. Secondo Ian Frazer, virologo australiano a capo della squadra di ricerca che ha creato il primo vaccino contro l'HPV, entro 40 anni i tumori legati a questo virus potrebbero essere eradicati del tutto, perché il Papilloma virus attacca solo l'uomo.

 

1 settembre 2016 | Elisabetta Intini