Coronavirus 2019-nCoV: cosa c'è da sapere Vai allo speciale

Che cos'è una pandemia?

Come si passa da un'epidemia a una pandemia? Il nuovo coronavirus può diventare una pandemia? Che cosa comporta questo salto di qualità?

Pandemia: che cosa vuol dire
Pandemia è un termine che evoca scene da film apocalittici: ma che cosa significa, di preciso? | Shutterstock

Buona parte degli esperti che studiano il nuovo coronavirus cinese pensano che 2019-nCoV abbia tutte le carte in regola per essere dichiarato una pandemia. Che cosa vuol dire? Questa etichetta è riservata alle malattie infettive che minacciano la salute di molte persone nel mondo simultaneamente, perché interessano più Paesi in diversi continenti. Le malattie infettive di origine virale causate da patogeni nuovi alla scienza, che si trasmettono rapidamente da persona a persona in modo "efficiente", sono candidate ideali a dare origine a una pandemia: il coronavirus 2019-nCoV ha tutte queste caratteristiche.

Una sgradita novità. Un'infezione virale può essere dichiarata pandemia se è causata da un patogeno marcatamente diverso dai ceppi circolati di recente e se gli esseri umani presentano poca o nessuna immunità ad esso. In base a queste descrizioni, il nuovo coronavirus, per il quale al momento (4 febbraio, ore 15) è dichiarata l'emergenza globale, è vicino a essere ridefinito tale, perché ha contagiato oltre 20.600 persone in almeno 24 Paesi dopo i primi casi registrati in Cina a dicembre - qui la mappa in tempo reale della sua diffusione.

 

Se dovessero svilupparsi focolai locali anche nei Paesi in cui il virus è stato "esportato", allora ci sarebbero le condizioni per dichiarare l'infezione da 2019-nCoV una pandemia. L'OMS ha infatti messo a punto una classificazione a sei fasi che descrive il percorso che un nuovo virus deve intraprendere per divenire pandemico. Si va da una trasmissione esclusivamente tra animali (fase 1), alla diffusione dei contagi da uomo a uomo (fase 4), fino alla capacità di sostenere focolai locali in almeno un altro Paese al di fuori di quello di origine.

 

Giudizio sospeso. Per Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'OMS, la diffusione del nuovo coronavirus al di fuori della Cina appare al momento «minima e lenta»: i casi registrati fuori dalla Cina sono poco più di 190 in totale (con una sola morte, al momento in cui scriviamo, nelle Filippine). In assenza di un vaccino, gli sforzi maggiori sono da indirizzare nel contenimento della malattia nel suo epicentro, all'origine.

 

È infatti l'elevata trasmissibilità - e non tanto il tasso di mortalità - a fare di un'infezione una possibile pandemia. Non basta che una malattia sia molto diffusa e potenzialmente letale: il cancro non è una pandemia, mentre lo è stata, nel 2009, l'influenza A/H1N1 (la cosiddetta febbre suina). Sebbene con un tasso di mortalità relativamente basso (stimato tra lo 0,02% e lo 0,1 % - contro circa lo 0,2% dell'influenza stagionale e il 2% circa del nuovo coronavirus), quando fu dichiarata pandemia, nel giugno 2009, la febbre suina interessava almeno 74 Paesi, colpiva anche nei mesi estivi e riguardava una fascia di popolazione , normalmente meno vulnerabile a malattie di questo tipo.

 

Come intervenire? Per molti epidemiologi, chiudere le frontiere a patogeni altamente infettivi non sempre funziona, perché i confini sono una realtà estremamente "porosa". Uno screening efficace e opportune misure di contenimento/restrizione possono però farci guadagnare tempo prezioso per mettere a punto una strategia di prevenzione.

 

4 febbraio 2020 | Elisabetta Intini