Salute

Operatori sanitari e virus futuri: qual è il nesso?

Per contrastare future pandemie occorre monitorare la diffusione e l'evoluzione di malattie tra gli operatori sanitari.

Gli operatori sanitari non si occupano solo di curare i pazienti già malati, ma potrebbero anche indirettamente aiutare a prevenire la diffusione di nuove malattie: è quanto emerge da uno studio pubblicato su PLOS ONE, che ha analizzato i dati relativi ai contagi di covid nei sanitari irlandesi durante la prima ondata della pandemia, confrontandoli poi con l'andamento della curva epidemica nella popolazione generale. La diffusione del virus tra i sanitari, tra i primi a venire contagiati (con quasi un terzo degli infetti totali confermati, nonostante in Irlanda appena tre persone su cento lavorino nel settore sanitario), rifletterebbe in anticipo l'andamento dei successivi contagi nel resto della popolazione.

Giocare d'anticipo. Questa corrispondenza, rilevata con l'impiego di modelli computazionali, potrebbe rivelarsi in futuro un valido aiuto per i governi alle prese con la lotta a nuove epidemie: «È importante adottare il prima possibile le contromisure necessarie a fermare la diffusione di un nuovo patogeno», afferma Donal O'Shea, capo dello studio, che sottolinea come analizzando i dati delle infezioni tra i sanitari sarebbe possibile non solo comprendere il ruolo degli asintomatici nella trasmissione di una malattia, ma anche capire quali siano le migliori misure da adottare, giocando d'anticipo e guadagnando tempo prezioso.

Su larga scala. È ormai troppo tardi per bloccare l'avanzata del virus della covid guardando a un gruppo ristretto di persone: chi lavora per migliorare la nostra salute mentale e fisica è ormai vaccinato, e i dati risulterebbero dunque falsati.

Ma questa lezione ci deve servire per il futuro: quella che stiamo vivendo non è stata la prima e non sarà certo l'ultima pandemia che ci troveremo ad affrontare, ed è meglio arrivare preparati alla prossima (o almeno più preparati di come siamo arrivati a questa). «Testare tutti gli operatori sanitari è molto più semplice che sottoporre a tampone tutti i cittadini di uno Stato», sottolinea Dan Wu, uno degli autori, che ribadisce l'importanza di muoversi per tempo per bloccare sul nascere la diffusione di nuovi virus altamente infettivi.

5 maggio 2021 Chiara Guzzonato
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