Olimpiadi di Rio: perché Zika è un rischio minore

Secondo l'OMS, non c'è ragione di posticipare i Giochi: la stagione invernale imminente in Brasile e la lontananza dall'epicentro portano al minimo il numero di casi previsti.

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Lo stadio olimpico di Rio de Janeiro. | REUTERS/Ricardo Moraes

L'ombra di Zika si allunga da mesi sulle Olimpiadi di Rio, ma a poche settimane dall'inizio dei Giochi arrivano le rassicurazioni. Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (che continua a sconsigliare alle donne incinte di recarsi nelle aree colpite), i rischi per atleti e spettatori saranno minimi, e coperti dalle misure di salute pubblica adottate.

 

Fuori stagione. Due le principali ragioni: la prima è la diffusione delle zanzare vettore, che ad agosto sarà minima. In Brasile, le Aedes aegypti prosperano da novembre a marzo, nella stagione delle piogge. Ora l'emisfero meridionale sta entrando nella stagione invernale, e durante i Giochi il clima sarà fresco e secco.

 

Posizione sicura. Un altro motivo è la posizione di Rio, lontana dall'epicentro dell'epidemia, nel nordest del Paese (dove si è registrato il 90% dei casi). Chi si recherà in Brasile per le Olimpiadi, alloggerà probabilmente nelle strutture della città, già ampiamente trattate con insetticidi.

 

I precedenti. Anche la minima diffusione della febbre dengue (simile a Zika a partire dalla zanzara vettore) durante i Mondiali di calcio di Rio del 2014 lascia tranquilli: dei milioni di turisti giunti allora nel Paese, soltanto 3 contrassero l'infezione, tutti a Belo Horizonte, a 440 km da Rio. In base a questi dati, lo scenario più probabile calcolato da John McConnell, editore della rivista Lancet Infectious Diseases, è che Zika infetti 1,8 persone ogni milione di turisti.

 

15 giugno 2016 | Elisabetta Intini