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Nuovo coronavirus: quanti sono gli asintomatici?

Quante persone hanno contratto il coronavirus SARS-CoV-2 e sono guarite senza accorgersene? Alcune riflessioni su una domanda complessa.

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Infezioni da coronavirus: quanto spesso accade che non diano sintomi? | Shutterstock

È ormai indubbio che anche i pazienti asintomatici da COVID-19 siano in grado di trasmettere il nuovo coronavirus ai loro più vicini contatti. Ma quanti sono, realmente, gli asintomatici? La risposta a questa domanda potrebbe chiarire alcuni dubbi sulle percentuali di letalità dell'infezione, e anche suggerire quante persone siano ora effettivamente immunizzate (e possano agire come barriere alla diffusione del virus).

 

Al momento, però, rispondere non è affatto facile, e non lo sarà finché non avremo a disposizione un test sierologico affidabile da sottoporre ad ampie fasce di popolazione, per capire chi abbia sviluppato anticorpi al SARS-CoV-2, perché contagiato e poi guarito.

Non un iceberg, ma una piramide. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'80% delle infezioni da COVID-19 è in forma lieve o asintomatica, il 15% comporta sintomi seri che richiedono la somministrazione di ossigeno e il 5% raggiunge stadi critici, bisognosi di ventilazione polmonare. Da questa affermazione ci si aspetterebbe un'elevata quantità di pazienti asintomatici, ma dalle valutazioni dell'OMS in Cina, nell'epicentro dell'epidemia, è emerso il contrario.

 

Bruce Aylward, a capo della delegazione dell'OMS che ha studiato la risposta al COVID-19 in Cina, ha spiegato così la questione al New York Times: «In Occidente c'è questo grande panico sui casi asintomatici. Molte persone sono asintomatiche quando vengono testate, ma sviluppano i sintomi entro un giorno o due. Nella provincia di Guangdong, sono stati riesaminati 320mila campioni originariamente presi per la sorveglianza sull'influenza ed altri screening. In meno dello 0,5% dei casi sono risultati positivi - più o meno la stessa percentuale dei 1.500 casi noti di COVID nella provincia».

 

Molte delle persone considerate asintomatiche al momento del test sono nella fase di incubazione del coronavirus (che dura circa 5 giorni): non hanno sintomi, ma li svilupperanno. «Non ci sono prove», ha aggiunto Aylward, «che quello che vediamo ora sia solo la punta di un gigantesco iceberg, con i nove decimi di esso costituiti da zombie nascosti che diffondono il virus. Quello che vediamo è una piramide: la maggior parte di essa è sulla superficie. Quando saremo in grado di testare gli anticorpi in un gran numero di persone magari dirò che questi dati non raccontavano la giusta storia, ma i dati che abbiamo ora non la supportano».

 

Una semplice indisposizione? Altri pazienti potrebbero avere sintomi così lievi da non meritare attenzione medica e facilmente confondibili con altri malesseri. Qualche settimana fa fu molto ripresa la notizia di alcuni casi di contagio in Germania riconducibili a una donna cinese con COVID-19, ma asintomatica, che aveva trasmesso l'infezione a colleghi tedeschi dopo un breve soggiorno a Monaco. In seguito si è saputo che la donna aveva già qualche lieve sintomo durante il viaggio di lavoro, che però aveva liquidato come jet lag. In questo caso, si sarebbe quindi trattato di sintomi lievi confusi per altro e non di caso asintomatico vero e proprio.

 

Non è questo il problema. Al di là dei numeri che ora non abbiamo, quel che conta è che, per quanto possibile, la trasmissione da soggetti completamente asintomatici sia un'eventualità rara. Come scritto sul sito di epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanità: «L'OMS è a conoscenza di una possibile trasmissione del virus da persone infette ma ancora asintomatiche e ne sottolinea la rarità. In base a quanto già noto sui coronavirus (ad es. MERS-CoV), sappiamo infatti che l'infezione asintomatica potrebbe essere rara e che la trasmissione del virus da casi asintomatici è molto rara. Sulla base di questi dati, l'OMS conclude che la trasmissione da casi asintomatici probabilmente non è uno dei motori principali della trasmissione del nuovo coronavirus 2019-nCoV».

 

11 marzo 2020 | Elisabetta Intini