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Covid-19: i numeri del contagio e l'utilità del tracciamento

I numeri della CoViD-19 che ci arrivano ogni giorno dalla Protezione Civile non raccontano tutto: sarebbe impossibile! Ma trovare altri dati per avere un quadro più completo non è difficile.

Statistiche covid
La dashboard interattiva della Protezione Civile con i dati in tempo reale sul contagio. Ma come vanno letti? | Shutterstock

"Se torturi i numeri abbastanza a lungo, ti confesseranno qualsiasi cosa". Questa frase di Gregg Easterbrook, giornalista e scrittore statunitense, riassume (ma forse non soddisfa del tutto) gli interrogativi che si pongono in queste ore molte persone, quotidianamente bombardate dai "numeri del contagio", percentuali e grafici sull'andamento della pandemia da Covid-19 nel nostro Paese.

 

Il bollettino delle 18:00 emesso dalla Protezione Civile è infatti ormai un appuntamento fisso per molti gli italiani. Ma che cosa vogliono dire quei numeri? Sono davvero rappresentativi della situazione epidemiologica? In altre parole, descrivono davvero ciò che sta succedendo? Ma soprattutto, che informazioni danno ai cittadini, non per forza esperti di statistica e avvezzi alla misurazione di R0 (che, per la cronaca, sentite pronunciare erre con zero) e coefficienti vari.

 

Anche i numeri possono mentire. Il dubbio lo ha espresso senza troppi giri di parole anche il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, che qualche giorno fa dichiarava a Repubblica che "il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile".

 

I contagi. Ma cominciamo dalle brutte notizie: un numero preciso e certificato dei pazienti affetti da Covid-19 non esiste e forse non esisterà mai. Ecco perché il numero assoluto di pazienti positivi non è affatto un buon indicatore per esprimere l'evoluzione dell'epidemia. Questo valore è infatti strettamente correlato al numero di tamponi effettuati: in altre parole, il numero di nuovi positivi registrati in un giorno non dà molte informazioni se non è accompagnato dal dato relativo ai numero di test effettuati.

Tamponi: Uno, nessuno o centomila? Purtroppo nel nostro Paese la somministrazione dei tamponi non segue regole chiare e univoche su tutto il territorio. Il Veneto per esempio ha deciso di applicarla in modo più esteso rispetto alle linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità, effettuando il tampone non solo alle persone che vivono insieme ai pazienti positivi ma anche a parenti, amici e vicini con cui abbia avuto relazioni negli ultimi 14 giorni. 

 

È il metodo che, per capirci, è stato utilizzato nel comune veneto di Vo' Euganeo: ha contribuito a identificare e isolare in brevissimo tempo i 66 cittadini positivi al virus.

 

Ma un conto è somministrare un tampone di massa ai 3.000 abitanti di un piccolo comune, un altro è estendere l'esame a un Paese da oltre 60 milioni di persone...

 

I ricoveri. Nemmeno l'analisi dei ricoveri in terapia intensiva sembra offrire indicazioni più chiare sull'evoluzione della pandemia. Questo dato infatti descrive, più che altro, lo stato di salute del sistema ospedaliero e la sua capacità ricettiva. Nelle scorse settimane abbiamo più volte assistito a un calo di questo indicatore, legato soprattutto alla saturazione dei posti disponibili e non tanto a un rallentamento del contagio.

 

I decessi. Altro numero che occupa da settimane le prime pagine dei quotidiani è quello dei decessi. Ma anche questo dato non è particolarmente significativo visto che non tiene conto delle morti che avvengono fuori dagli ospedali. E soprattutto è influenzato da altre variabili, prima tra tutte la qualità dell'assistenza sanitaria che viene erogata: se i posti i terapia intensiva si esauriscono, è probabile che il numero di morti aumenti.

 

Guarda le curve. I numeri insomma, raccomandano gli esperti, vanno letti sapendo cosa rappresentano e come sono stati raccolti i dati. 

 

I trend restano comunque significativi, soprattutto quello degli accessi ai posti di Pronto Soccorso, che in questi ultimi giorni sta mostrando continui segni di rallentamento. 

 

L'approccio coreano. L'unica via per ottenere dati affidabili, ma anche per aumentare la riduzione dei contagi, sembra quella di estendere il numero dei tamponi e  tracciare in maniera puntuale i pazienti infetti e loro contatti, sacrificando un po' della nostra privacy per un obiettivo più grande.

 

Ieri la Regione Lombardia ha lanciato una nuova versione di "allertaLom", una app dedicata ai cittadini della regione più flagellata dal virus, che ha l'obiettivo di capire come si muove il contagio. Per ora la app si limita a somministrare agli utenti un questionario per capire se hanno sintomi e quali spostamenti abituali (per il lavoro, per la spesa, ecc).compiono durante il lockdown (il blocco di tutte le attività e i servizi non essenziali).



La app Lombarda. I dati, raccolti in forma anonima, aiuteranno gli esperti a capire quali sono le zone più a rischio. È il primo passo di un'iniziativa che per funzionare davvero, però, non potrà prescindere dal monitoraggio dei dati sugli spostamenti delle persone e dall'incrocio di percorsi e incontri. Solo così sarà possibile avvisare chi è entrato in contatto con persone potenzialmente infette, effettuare tamponi mirati e circoscrivere così il contagio. 

 

Questa forma di tracciamento potrebbe partire a breve e la speranza è che questo progetto venga esteso su scala nazionale, così come stanno valutando di fare in Spagna con il progetto Asistencia-Covid19, in collaborazione con con l'operatore Telefonica e con Google.

 

1 aprile 2020 | Rebecca Mantovani