Novel food: gli insetti sulle tavole di domani

Grilli e formiche, ma anche alghe e cibi costruiti in laboratorio: il Parlamento Europeo ha approvato le nuove regole per l'introduzione e la vendita di alimenti non "usuali" destinati alle nostre tavole. Che cosa comporta la decisione per i consumatori? Lo abbiamo chiesto a un'esperta.

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Locuste fritte servite come snack in un ristorante olandese. Belgio e Olanda sono alcuni dei Paesi europei in cui è consentito il consumo umano di alcune specie di insetti.|Michael Kooren/Reuters

Un iter più svelto e pratico per portare gli insetti e altri "cibi non comuni" sui banchi del supermercato: il 28 ottobre 2015 il Parlamento Europeo ha dato il via libera a un pacchetto di leggi per svecchiare la regolamentazione dei cosiddetti novel food, una categoria alimentare sulla quale non si legiferava da quasi 20 anni. L'11 novembre è arrivato anche l'ok del Consiglio Ue e la normativa entrerà quindi in vigore.

Novel food: che cosa sono? Rientrano sotto questa dicitura tutti quei prodotti alimentari che, prima del 15 maggio 1997, la data di adozione del vecchio regolamento, non venivano consumati in modo significativo all'interno dell'Unione Europea (qui l'elenco completo).

 

Con la nuova normativa chiunque voglia immettere sul mercato un alimento che rientri in quella categoria - insetti, ma non solo: anche alghe, integratori o succhi di frutta ottenuti con particolari tecniche di pastorizzazione rientrano nella lista - dovrà chiedere l'autorizzazione alla Commissione Europea e non più ai singoli paesi membri, previa un'eventuale consulenza dell'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare) nel caso in cui l'alimento possa avere conseguenze sulla salute.

 

La centralizzazione della procedura dovrebbe sveltire i tempi di approvazione dei nuovi alimenti, per i quali si propone anche una nuova categorizzazione: che vengano cioè valutati non più come nuovi perché estranei - per cultura o tecnologia produttiva - alle tradizioni europee, ma secondo le norme generali sul cibo. Anche gli alimenti estranei alla tradizione Ue, che vengano consumati altrove da più di 25 anni e senza rischi per la salute, potranno essere immessi con facilità nel mercato.

 

Un sughetto veloce, e una manciata di larve (Endoxyla leucomochla) australiane. | David Hancock / Anzenberger/contrasto

Quali le conseguenze? Dovremo quindi aspettarci la comparsa di larve e cavallette in dispensa e al ristorante? Che cosa implica questa decisione, per i consumatori? «Nel breve periodo, la possibilità di utilizzare gli insetti come alimento umano sarà motivo di curiosità», spiega Costanza Jucker, entomologa del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l'Ambiente (DeFENS) dell'Università Statale di Milano.

 

Sbocchi economici. «A monte di questo», prosegue, «sarà necessario individuare le specie più idonee allo scopo, e verificarne la possibilità di allevamento rispettando la qualità alimentare, gli aspetti nutrizionali e quelli di salubrità dell'insetto da mangiare, affinché non comporti rischi per chi lo consuma. D'altro canto è essenziale anche tenere conto del benessere animale. Non da sottovalutare è poi la ricaduta economica di queste nuove produzioni, sia nella fase commerciale, sia per quella dell'allevamento: tutto questo potrebbe essere un nuovo ambito d'investimento».

 

Non nel nostro dna. Quali tipi di alimenti a base di insetti potrebbero godere di un più ampio mercato? «In Europa, gli insetti potrebbero avere successo se abbinati ad altri ingredienti», afferma Jucker. «Storicamente, solo in pochi casi, ora non più praticati, nel nostro continente si è fatto uso di insetti per scopo alimentare umano, ma l'entomofagia non è mai stata per noi una consuetudine. In primo luogo, contrariamente a quanto capita in altre aree climatiche, non si assiste a pullulazioni di specie entomatiche (come per esempio le migrazioni di cavallette) tali da rendere interessante il loro uso alimentare.»

 

Poca "ciccia". C'è poi il discorso delle dimensioni: «Quelle degli insetti nelle nostre aree climatiche sono in genere sono nettamente inferiori a quelle di insetti ai tropici o nelle fasce subtropicali. Se è vero che anche in Europa abbiamo sciami di milioni di zanzare, chironomidi (ditteri simili alle zanzare) o mosche, la loro dimensione è tale che per diventare un interessante nutrimento umano, ne servirebbero decine di migliaia per persona».

 

Ingrediente "speciale". «Si può pensare invece all'insetto come integratore di altri cibi, dolci o salati. Biscotti, salatini, dolcetti, barrette proteiche, che possono essere influenzati organoletticamente, ma solo in parte, da sapori o aromi dell'insetto... cucinato.»

 

Ma se la decisione dovesse passare in via definitiva, si porrà il problema delle etichettature.

 

Etichette trasparenti? «Tutta la parte normativa, non solo riguardante l'etichettatura, deve essere ancora studiata. Per esempio, una contraddizione evidente è data dal fatto che oggi, a seconda dei casi, un alimento non può contenere frammenti di insetto. Sarebbe difficile quindi pensare che non si possa vendere un biscotto, se non andando incontro a sanzioni, con pezzetti di ala o zampa e che nel contempo sia in commercio lo stesso biscotto con una intera cavalletta o larva di tarma della cera. Chissà, nelle more della legge, potrebbe essere sufficiente dichiarare che il biscotto contiene proteine naturali di origine naturale e fra parentesi (tarma della cera, Galleria mellonella). Ma certi virtuosismi li lasciamo ai legislatori e ai burocrati».

 

03 Dicembre 2015 | Elisabetta Intini