Scienza

Non tutti i placebo sono uguali

Tra le finte cure usate nella sperimentazione clinica, una finta operazione funziona meglio di una pillola di zucchero. Le conclusioni di una nuova (e curiosa) ricerca.

Si chiama «effetto placebo», ed è la disperazione dei medici e ricercatori che testano i farmaci per valutare se e quanto funzionano: una pillola di zucchero, in molti casi e per motivi non ancora del tutto compresi, fa comunque migliorare un paziente. Ora uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Jama aggiunge un motivo di grattacapo per chi conduce esperimenti clinici: tra le finte cure utilizzate come placebo, non tutte funzionano allo stesso modo. Alcune sono alcune assai più efficaci di altre. Nel caso dei trattamenti contro il mal di testa, esaminati nella ricerca in questione, una falsa seduta di agopuntura è un antidolorifico migliore di una pillola di zucchero.
Nella sperimentazione clinica dei farmaci, di routine, il trattamento di cui si deve provare l’efficacia viene confrontato con un trattamento placebo, cioè finto. A un gruppo di persone, senza che lo sappiano, viene somministrato il farmaco da testare, a un altro la pillola di zucchero, e si guarda come vanno le cose. Se la percentuale di miglioramento è più o meno la stessa nei due gruppi, significa che il farmaco non è efficace perché il suo effetto vale quanto il placebo.

Cure sotto esame
I ricercatori della Ludwig-Maximilians University di Monaco di Baviera hanno messo a confronto studi clinici di vari trattamenti contro l’emicrania in cui, come placebo, venivano utilizzati varie terapie, agopuntura, iniezioni, pillole, terapie psicologiche, stimolazioni elettromagnetiche, o un’incisione chirurgica. Tutti finti.

Il risultato è stato che la falsa agopuntura e il falso intervento chirurgico sono risultati, come placebo, i più efficaci nel ridurre la frequenza di attacchi di emicrania. Addirittura, in alcuni casi, tanto quanto i farmaci. La falsa pillola è stata quella che ha funzionato meno, mentre gli altri trattamenti hanno dimostrato un’efficacia intermedia.

Sul perché alcune cure risultino per così dire più convincenti, gli autori dello studio avanzano alcune spiegazioni: forse, come già è stato ipotizzato, i pazienti nutrono aspettative maggiori nei confronti di interventi più invasivi come l’agopuntura o la chirurgia, e questo effetto psicologico contribuisce.

O forse, il maggiore contatto fisico richiesto da questi trattamenti è già di per sé una terapia per un malessere con una forte componente emotiva.

Di sicuro, le osservazioni ottenute nello studio hanno un significato che va oltre il caso delle terapie per il mal di testa e danno indicazioni valide per la progettazione di tutti gli studi clinici.

Come osservano gli autori, questa ricerca «sfida l’interpretazione classica degli studi clinici randomizzati (quelli, appunto, in cui un farmaco o un placebo vengono assegnati a caso a due gruppi di pazienti) secondo cui il trattamento con il maggiore effetto se paragonato a un placebo è quello più efficace».

Per essere davvero utile, il confronto andrebbe fatto direttamente tra i vari tipi di trattamento: agopuntura vera con agopuntura falsa, pillola vera con pillola finta e così via. Altrimenti il rischio è che terapie che fanno poco effetto ma in cui l’effetto placebo è alto appaiano migliori di altre che invece funzionano di più, ma in cui l’effetto placebo agisce poco.

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17 ottobre 2013 Chiara Palmerini
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