Salute

Perché non c'è un vaccino per ogni infezione?

Quali ostacoli impediscono di trovare un vaccino efficace anche contro malattie molto studiate e debilitanti, come HIV, malaria, tubercolosi?

In molti, seguendo le complesse vicende dell'approvazione dei primi vaccini anti-covid, se lo saranno chiesti: come mai non abbiamo un vaccino per ogni infezione pericolosa? Alcune malattie potenzialmente letali come polio e vaiolo sono state eradicate o quasi grazie all'invenzione dei vaccini. Immunizzare i bambini contro morbillo, orecchioni, rosolia, difterite, pertosse, tetano, varicella, epatite A e B e altre patologie ha contribuito a migliorare drasticamente la sopravvivenza infantile: pensate che dopo l'Unità d'Italia quasi un nato su due non raggiungeva il compimento del quinto anno di vita.

Nei Paesi tropicali è oggi possibile vaccinarsi contro la febbre gialla, il colera, forme di meningite ed encefalite, tifo, dengue, rabbia. Eppure nel 2020, dopo 40 anni di ricerche ininterrotte, non abbiamo ancora un vaccino efficace contro il virus dell'HIV; e non ce ne sono in vista contro la malattia di Lyme, Zika, il virus del Nilo occidentale, l'epatite C, la malattia da virus Nipah e la febbre da virus Lassa. Non esiste ancora un vaccino contro il plasmodio della malaria, che ogni anno uccide 405.000 persone, né contro altre pericolose parassitosi umane.

Facile. No? I vaccini sono fondamentali dispositivi di salute pubblica insieme ad acqua pulita, sapone, sistemi fognari adeguati, antibiotici. In un mondo ideale, gli investimenti su questi strumenti capaci di salvare vite umane avrebbero la precedenza su molte altre voci di spesa pubblica, e i progressi - come abbiamo visto in questo 2020 - potrebbero essere anche molto rapidi. Che cosa impedisce allora di trovare rapidamente un vaccino contro epidemie ancora in corso?

Come spiegato in un articolo pubblicato nel 2018 sul New York Times, ci sono essenzialmente due principali ostacoli.

Il primo, il più imbarazzante, è legato all'economia. Di solito servono una decina di anni e più di un miliardo di dollari di investimenti per arrivare a un vaccino efficace. Nella ricerca di un vaccino per la CoViD-19 sono confluiti investimenti statali e privati da tutto il mondo: l'urgenza di salvare vite umane e tornare alla vita prepandemica ha indotto a uno sforzo collettivo senza precedenti. Ma non è sempre così: mentre non mancano gli investimenti su vaccini contro potenziali armi di bioterrorismo, come l'antrace, la ricerca su vaccini per malattie comuni nei Paesi in via di Sviluppo può spesso contare soltanto sull'appoggio delle organizzazioni filantropiche.

Alcuni virus e parassiti potrebbero essere sconfitti, se solo si facessero convergere gli investimenti su un vaccino efficace. Sono obiettivi relativamente "facili" i virus Lassa e Nipah, il virus respiratorio sinciziale (RSV), la malattia di Lyme, il virus del Nilo occidentale, Zika, nonché i batteri che causano faringite da streptococco e alcune malattie cardiache.

Problemi di fondo. In casi più rari l'ostacolo è di natura scientifica più che economica - e quando questo accade, il problema è più difficile da risolvere. Alcuni virus, come quelli di HIV, influenza ed epatite C, mutano così rapidamente da rendere ben presto "vecchi" gli anticorpi sviluppati in risposta ad essi. Se per l'influenza questo ostacolo si risolve riformulando ogni anno il vaccino (per approfondire), nel caso dell'HIV non servirebbe: il virus che causa l'AIDS muta in un giorno con la stessa rapidità con cui il virus dell'influenza cambia in un anno.

In generale, laddove sia possibile guarire completamente da una malattia e sviluppare un'immunità naturale che dura a vita, allora un vaccino è possibile. Malaria, HIV e tubercolosi sfuggono a questa regola. I batteri della tubercolosi possono sopravvivere all'interno dei globuli bianchi. La malaria può colpire più volte la stessa persona, perché il plasmodio che la causa continua a mutare e non permette di sviluppare un'immunità a vita. L'HIV distrugge il sistema immunitario ed è un controsenso pensare che si possa sviluppare contro di esso un'immunità naturale.

Un osso duro. Infine, i coronavirus (come il SARS-CoV-2 della covid) sono stati finora un target difficile per chi fa ricerca sui vaccini perché entrano nell'organismo attraverso le alte vie respiratorie, che hanno difese immunitarie molto specifiche, quasi separate dal resto dell'organismo. Ai fini dell'immunizzazione, sono assimilabili alla pelle (perché costituiscono una barriera fisica contro i patogeni): la risposta sviluppata dalle cellule epiteliali che tappezzano le vie respiratorie è diversa da quella scatenata dagli altri organi colpiti dall'infezione. Questa è forse la ragione per cui ancora non sappiamo se i vaccini anti-covid, altamente efficaci nel proteggere dalla malattia con sintomi, siano anche in grado di sterilizzare completamente le alte vie respiratorie dalla possibilità di un contagio asintomatico.

12 dicembre 2020 Elisabetta Intini
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