Salute

Nella lotta tra vaccini e varianti, i primi hanno la meglio

Nuovi studi confermano l'efficacia dei vaccini a mRNA contro le varianti di coronavirus, l'importanza della doppia dose e il ruolo dei richiami.

Una serie di studi appena pubblicati dissipa buona parte dei dubbi sull'efficacia dei vaccini contro le varianti di SARS-CoV-2, sottolinea l'importanza di una vaccinazione completa (doppia dose) e lascia intravedere il contributo dei futuri richiami vaccinali alla protezione offerta. I vaccini a mRNA, sui quali si sono concentrati questi lavori, sono estremamente efficaci nell'evitare le forme gravi di covid e i decessi, anche quando il virus si presenta nelle varianti inglese e sudafricana.

I vaccini funzionano (alla faccia delle varianti). Le prime due ricerche pubblicate mercoledì 5 maggio su due autorevoli riviste scientifiche, riportano i dati di efficacia reale del vaccino di Pfizer-BioNTech, rispettivamente in Qatar e in Israele. Nel complesso, i dati suggeriscono che i vaccini possano scongiurare gli esiti peggiori della CoViD-19, a cominciare dalla polmonite grave, causati dalla variante inglese B.1.1.7 e da quella sudafricana B.1.351: la prima è più facilmente trasmissibile ma è facilmente neutralizzata da tutti i vaccini disponibili, la seconda aveva finora mostrato una maggiore facilità di sfuggire agli anticorpi derivanti da vaccini e precedenti infezioni.

Il primo studio, sul New England Journal of Medicine, si basa sulle informazioni sanitarie di 200.000 persone registrate in database del Qatar tra il 1 febbraio e il 31 marzo, un periodo nel quale la metà delle infezioni da covid nel Paese era riconducibile alla variante sudafricana di coronavirus e il 44,5% a quella inglese. I vaccini hanno mostrato un'efficacia tra l'87 e l'89,5% nel prevenire le infezioni da variante inglese, nelle persone vaccinate anche con la seconda delle due dosi da almeno due settimane, e un'efficacia tra il 72,1 e il 75% contro la variante sudafricana, sempre a due settimane dalla vaccinazione completa.

Anche nel secondo caso si tratta di un'ottima percentuale di efficacia, se si pensa che la variante sudafricana era finora considerata la più capace di sfuggire ai vaccini. Dato ancora più importante, il vaccino si è dimostrato totalmente efficace nel prevenire i casi più gravi e i decessi per covid causati dalle varianti.

La via di uscita. Il secondo studio pubblicato sulla rivista Lancet si basa invece sui dati relativi a 230.000 infezioni da covid registrate in Israele tra il 24 gennaio e il 3 aprile 2021, mentre il Paese era impegnato in una serrata campagna vaccinale e lottava contro la variante inglese, in quei mesi prevalente. I vaccini hanno mostrato un'efficacia superiore al 95% contro l'infezione da coronavirus, i ricoveri e la morte, nelle persone completamente vaccinate. Hanno funzionato altrettanto bene (94% di efficacia) negli over 85, protetti da infezioni, ricoveri e morti per covid dopo due dosi di vaccino.

Il declino delle infezioni in ogni gruppo di età è andato a braccetto con l'incremento delle vaccinazioni per quella fascia demografica: una relazione talmente stretta da non essere spiegabile con il concomitante periodo di lockdown. Sono stati proprio i vaccini ad abbattere i contagi.

Obiettivo: doppia dose. In entrambi i casi è emersa l'importanza di ricevere due dosi del vaccino per godere della sua piena efficacia. Nei pazienti israeliani, per esempio, una dose soltanto ha offerto una protezione dalla morte per covid del 77%, due dosi del 96,7%. Se questa è la situazione ottimale, è anche vero che, come dimostrato da recenti studi britannici, anche una singola dose dei vaccini AstraZeneca e Pfizer può ridurre di molto la catena dei contagi: in situazioni di elevata circolazione del virus e limitata disponibilità di dosi, iniziare ad offrire a tutti una protezione parziale sembra una strategia efficace.

richiami contro le varianti. Negli stessi giorni, Moderna ha diffuso i risultati di una sperimentazione in fase 2 sui richiami vaccinali, eseguiti in due diversi modi: o con una mezza dose del vaccino attuale o con una versione appositamente studiata contro la variante sudafricana. I 40 volontari, che erano stati vaccinati 6-8 mesi prima, avevano una scarsa risposta anticorpale contro le varianti sudafricana e brasiliana prima di ricevere il richiamo. Dopo il richiamo, in entrambe le forme, la protezione è notevolmente migliorata (soprattutto con la formulazione studiata ad hoc). I risultati devono ancora essere pubblicati in peer-review.

10 maggio 2021 Elisabetta Intini
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