Salute

Muove un braccio robot col pensiero, dagli Usa ricerca in prima mondiale

Un giovane uomo paralizzato dal collo in giù dopo essere stato colpito da un proiettile anni fa, è riuscito a muovere un braccio robotico col pensiero. Per gli scienziati è "la prima persona al mondo ad aver subito l'impiato di un device neurale in una regione del cervello in cui si prendono le decisioni"

Roma, 21 mag. (AdnKronos Salute) - Eccezionale risultato di un trial hi-tech negli Stati Uniti. Un giovane uomo paralizzato dal collo in giù dopo essere stato colpito da un proiettile anni fa, è riuscito a muovere un braccio robotico col pensiero. Compiendo movimenti fluidi e sempre più complessi. Erik G. Sorto, oggi padre di due figli, era rimasto paralizzato da un colpo di pistola quando aveva 21 anni. Dopo un intervento e una serie di test condotti da medici della Caltech, del Keck Medicine dell'Usc e del Rancho Los Amigos National Rehabilitation Center (Usa), è "la prima persona al mondo ad aver subito l'impiato di un device protesico neurale in una regione del cervello in cui si prendono le decisioni".

Questo gli ha dato l'abilità di compiere gesti fluidi e naturali, come stringere una mano, bere una bibita e persino giocare a 'roccia, carta, forbice' con un braccio robotico . Le protesi neurali finora venivano impiantate nel centro del cervello che controlla i movimenti, la corteccia motoria. Ma producevano movimenti rallentati e a scatti, non quelli automatici e morbidi associati ai gesti naturali. Ora, impiantando il device in una parte del cervello che controlla non il movimento stesso ma l'intenzione di compierlo, il team della Caltech è riuscito a produrre gesti più naturali e fluidi, si legge nello studio pubblicato su 'Science'.

Il trial, studiato per testare la sicurezza e l'efficacia di questo approccio, è stato diretto da Richard Anderson della Caltech, insieme ai colleghi Charles Liu (Usc) e Mindy Aisen (Rancho Los Amigos).

Il device è stato impiantato nel cervello di Sorto nell'aprile del 2013, e l'uomo ha dovuto seguire un periodo di riabilitazione per imparare ad usarlo. Dopo oltre 10 anni di immobilità, il paziente si è detto eccitato dalla facilità nell'imparare a usare la protesi. "Sono rimasto sorpreso dalla velocità e dalla semplicità" nel muovere il braccio, spiega. E in effetti già il primo giorno il paziente è riuscito a controllare l'arto robotico.

Ora, dopo anni di training, è in grado di controllare un cursore sul pc, bere, stringere una mano e persino giocare. Risultati molto promettenti per la ricerca. Sorto continuerà a lavorare al progetto per il terzo anno, orgoglioso "di essere parte della soluzione per migliorare la vita dei pazienti paralizzati". E in futuro, se "sarà abbastanza sicuro, sarà un piacere radermi, lavarmi i denti" e riscoprire tanti altri piccoli gesti quotidiani. "Sarebbe fantastico", dice.

21 maggio 2015 ADNKronos
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