Mers, aumentano i contagi ma (finora) non i timori

La misteriosa sindrome respiratoria medio-orientale (Mers) ha provocato a oggi sette morti in Corea del Sud, ma si ritiene che il virus non sia facilmente trasmissibile da persona a persona.

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Controlli per i passeggeri in arrivo all'aeroporto di Hong Kong.|Bobby Yip/Reuters

Sette morti, 95 persone infettate e 2.800 in quarantena: è l’ultimo bilancio del focolaio epidemico di sindrome respiratoria mediorientale (Mers) scoppiato in Corea del Sud.  I numeri sono in continua evoluzione dal 20 maggio scorso, data della diagnosi del “paziente zero”, un uomo di 68 anni rientrato in Corea del Sud da un viaggio in Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi e Bahrain. 

 

Nuova e ancora poco conosciuta. La sindrome respiratoria mediorientale è una malattia nuova per gli esseri umani. È stata identificata per la prima volta nel 2012 in Arabia Saudita, e vari focolai si sono registrati in paesi della penisola araba. Quello attuale in Corea del Sud è il più ampio fuori dalla regione araba.

 

La Mers è una malattia virale respiratoria provocata da un coronavirus, cui appartengono molti altri virus, da quelli che provocano sintomi banali come un raffreddore fino alla Sars, la grave polmonite che nel 2002 provocò alcune centinaia di morti. Anche la Mers provoca sintomi respiratori acuti e un’elevata mortalità, il 36 per cento secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. Si ritiene che l'ospite iniziale del virus siano i pipistrelli, da cui sarebbe passata ai cammelli che, a loro volta, l'avrebbero trasmessa all'uomo. [Leggi un appofondimento sulla Mers]

 

Contagi. Le autorità sanitarie mondiali hanno rassicurato e affermato che al momento non c’è motivo di sollevare particolari allarmi perché la Mers rimane un'infezione difficilmente trasmissibile da uomo a uomo. Resta da capire come si sia potuta sviluppare questa epidemia che ha già coinvolto alcune decine di persone.

 

Secondo quanto racconta un articolo su Science, il focolaio in Corea del Sud si è sviluppato al St. Mary’s Hospital di Pyeongtaek, una città alcune decine di chilometri a sud della capitale Seul: dopo il primo caso, altri 35 sono stati confermati nello stesso ospedale. Ospedale che era il secondo che l’uomo aveva visitato in cerca di cure dopo essersi sentito male al ritorno dal viaggio nella penisola araba.

 

 

Circostanze sfortunate. Secondo l’opinione di JongKoo Lee, direttore dell’ospedale universitario di Seul, all’origine della “superdiffusione” del virus potrebbero esserci state le scarse condizioni igieniche dell'ospedale in cui è stato trattato il primo paziente, la cattiva ventilazione nella stanza, e il fatto che non è stato messo in isolamento perché nessuno aveva sospettato inizialmente potesse trattarsi di Mers. 

 

Secondo altri esperti, proprio il primo paziente potrebbe avere avuto una carica virale molto alta che ha facilitato la trasmissione. Una somma di circostanze sfortunate cui si è unito il fatto che, prima di una diagnosi definitiva, il primo paziente ha girato per quattro ospedali dove ha potuto esporre molte altre persone e soprattutto il personale sanitario al virus.

 

Le autorità sanitarie sudcoreane sono state inoltre fortemente reticenti (a loro dire per evitare il panico) e hanno reso pubbliche solo dopo due settimane la lista degli ospedali e centri sanitari in cui si erano verificati casi di infezione.

 

Secondo l'Oms, dalle prime analisi sui campioni del virus, pnon sono state osservate particolari mutazioni che possano renderlo più facilmente trasmissibile da persona a persona. Il maggior pericolo di contagio si corre stando a stretti contatto con un malato nella fase acuta.

 

Vigile attesa. Le autorità di Hong Kong sono le uniche che al momento hanno innalzato il livello di allerta, aumentato i controlli all’arrivo dei viaggiatori e sconsigliato ai cittadini viaggi non necessari in Corea del Sud. L’Organizzazione mondiale della sanità non ha invece finora raccomandato alcuna restrizione sui viaggi, né l’istituzione di particolari controlli negli aeroporti.

09 Giugno 2015 | Chiara Palmerini