Mente sana in corpo sano. Grazie a una proteina

Una proteina conosciuta per il suo ruolo protettivo sulle cellule cerebrali sarebbe anche fondamentale per il corretto funzionamento del muscolo cardiaco: lo rivela una ricerca americana.

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La salute di cuore e cervello è legata (in parte) alla stessa proteina. | Science Photo Library/Corbis

Mens sana in corpore sano: dietro a questa massima del poeta latino Giovenale potrebbe nascondersi un preciso legame biochimico. Uno studio della Johns Hopkins Medicine appena pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences rivela che una proteina già conosciuta per agire come un antidepressivo naturale, e per le sue proprietà positive su memoria, apprendimento e crescita neuronale, gioca anche un ruolo centrale nel mantenimento della salute del cuore.

 

Amica del cervello... La proteina "multitasking" in questione si chiama BDNF (che sta per Brain-derived neurotrophic factor) ed è un fattore neurotrofico cerebrale: è nota, cioè, per il suo ruolo protettivo nei confronti delle cellule cerebrali già presenti, e per favorire la crescita di nuovi neuroni e sinapsi.

 

... e del cuore. I ricercatori americani hanno voluto testare i suoi effetti anche sulle cellule cardiache di roditori sani o cardiopatici. In presenza del BDNF, le cellule sane hanno reagito contraendosi e rilassandosi vistosamente; quelle malate hanno invece mostrato una risposta molto debole.

 

Una versione inefficace. Ulteriori analisi hanno mostrato che, nelle cellule cardiache malate, il recettore di questa proteina, denominato TrkB, è presente in una variante modificata, che lo rende meno sensibile all'azione della proteina BDNF. Le cellule cardiache di topi creati senza i recettori TrkB si sono contratte poco e male, hanno pompato sangue in modo meno efficiente e hanno impiegato più tempo a rilassarsi dopo ciascun battito.

 

«Proprio come una fiamma bassa e costante permette a una pentola sul fuoco di continuare a bollire, così costanti livelli di BDNF sembrano mantenere la vitalità del muscolo cardiaco» spiega Nazareno Paolocci, autore dello studio.

 

Una possibile ragione. Se fosse confermata anche per l'uomo la ricerca potrebbe forse spiegare l'origine dei casi di infarto legati a chemioterapia, uno dei più seri effetti collaterali dei trattamenti contro il cancro. Alcune chemioterapie bloccano i recettori dei fattori di crescita multipla, come il TrkB, per impedire alle cellule tumorali di moltiplicarsi. In questo modo riducono però anche il raggio d'azione di proteine positive per il cuore come il BDNF.

 

12 gennaio 2015 | Elisabetta Intini