Salute

Media e clinici a turno 'in cattedra', obiettivo stringere una nuova alleanza

Fa paura a più di 6 su 10, giornalisti e oncologi ai confrontano a Parma nel primo corso ad hoc

Milano, 18 giu. (AdnKronos Salute) - Gli italiani hanno sete di notizie corrette in tema di salute, oncologia compresa. L'89% dei cittadini sente l'esigenza di un'informazione medico-scientifica corretta, ma il 40% ritiene che i media (giornali, tv e Internet) non sappiano rispondere a questo bisogno quando scrivono o parlano di neoplasie. Prevenzione primaria, diagnosi precoce e stato della ricerca sono i temi su cui i connazionali vorrebbero sapere di più. Però la parola 'cancro' continua a essere un tabù: il 63% ammette di avere meno paura quando viene usato il termine 'tumore'.

I dati, frutto di un'indagine della Favo (Federazione delle Associazioni di volontariato in oncologia) su oltre 800 italiani, evidenziano la necessità di stringere una nuova alleanza tra medici e mondo dell'informazione. Per questo l'università di Parma ospita oggi e domani, 18 e 19 giugno, il primo corso mirato per giornalisti e oncologi. L'evento, promosso dall'Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), è patrocinato dall'ateneo emiliano e dall'Unamsi (Unione nazionale medico scientifica d'informazione). "E' compito di una moderna società scientifica anche diventare garante della buona informazione", spiega il presidente Aiom, Carmine Pinto. Da un lato "il giornalista si aspetta dalla medicina risposte chiare e certezze", dall'altro "la medicina spesso produce dubbi e domande alle quali tenta di rispondere". Anche per questo "i due mondi devono imparare a conoscere le reciproche esigenze, per rispondere alla richiesta dei cittadini".

L'Aiom è crede che sia "possibile trovare una mediazione tra il rigore del linguaggio scientifico e il carattere necessariamente divulgativo di quello giornalistico". Perciò "vogliamo offrire ai clinici gli strumenti per comunicare con i media. Un medico - avverte Pinto - non deve temere di essere considerato poco professionale se parla ai cittadini con un linguaggio semplice e chiaro, semplificando le informazioni perché siano comprese meglio dal pubblico". Un messaggio corretto è infatti l'arma migliore per 'sdoganare' la parola cancro che "non ha più il significato di spettro", precisa l'oncologo. "Il suo volto è cambiato. Oggi si può guarire e le terapie sono rispettose della qualità di vita. Ed è responsabilità dei media, non solo dei clinici, far conoscere ai cittadini ciò che la scienza ha ormai conquistato: da molti tumori oggi si guarisce".

"Ogni giornata del corso prevede due sessioni - riferisce Stefania Gori, segretario nazionale Aiom - Nella prima il ruolo di docenti sarà svolto dai clinici" che illustreranno "come divulgare in modo corretto i successi (anche parziali) della lotta contro il cancro, scegliere le notizie e regolarne il flusso, leggere un lavoro clinico, seguire un congresso internazionale e capire le novità", e come interpretare "le nuove frontiere della lotta al cancro e la ricerca traslazionale" dal laboratorio al letto del malato.

Nella seconda sessione saranno invece i giornalisti a salire 'in cattedra', insegnando ai camici bianchi il modo in cui comunicare una notizia tecnica al pubblico, le caratteristiche dei diversi mezzi d'informazione (tv, radio, web, agenzie di stampa, quotidiani e settimanali), come funziona il quotidiano e come sfruttare al meglio i new media.

Secondo una recente rilevazione - ricorda l'Aiom in una nota - il 32% degli articoli pubblicati nei principali quotidiani toccano in qualche modo temi medico-scientifici: una percentuale impensabile fino a un ventennio fa. E, come evidenziato da un'indagine Censis, la salute si colloca al primo posto tra gli argomenti scelti dai lettori dei settimanali (con il 26,8% delle preferenze contro il 20% di 5 anni prima), seguita da 'tematiche femminili' (22%) e cucina/gastronomia (21%).

"Il cancro rientra fra i temi di salute più importanti, ma dovrebbe essere affrontato al meglio - conclude Pinto - E' indispensabile che le notizie non vengano distorte suscitando speranze infondate o allarmismi pericolosi. Talvolta scienziati serissimi, per l'ansia di comunicare i risultati positivi di una nuova ricerca che forse darà frutti solo nell'arco di alcuni anni, enfatizzano le loro scoperte. E spesso i giornalisti, presi dalla frenesia della notizia, dimenticano che ad esempio la parola 'imminente' in medicina può significare anche 5 o 10 anni. Il giornalista scientifico non può sconfinare in una comunicazione superficiale e ad effetto, perché si occupa della vita delle persone. Informazione e medicina sono due facce della stessa medaglia, con un obiettivo comune: l'interesse dei cittadini e dei pazienti".

18 giugno 2015 ADNKronos
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