Malattie rare, come (si spera di) curarle

Il 28 febbraio si celebra in tutto il mondo una giornata di sensibilizzazione dedicata alle cosiddette "patologie rare": sono migliaia, e anche se ciascuna colpisce poche persone, i pazienti arrivano a essere milioni.

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Bambini affetti dalla sindrome di Grigler-Najjar dormono sotto lampade UV. La malattia ereditaria, che colpisce circa un bambino su un milione, provoca come squilibrio metabolico livelli altissimi di bilirubina, che devono essere trattati con la fototerapia per 10-12 ore al giorno. | Karen Kasmauski/Science Faction/Corbis

Il 28 febbraio si celebra in tutto il mondo la Giornata delle Malattie Rare (qui il video ufficiale della giornata ), un insieme di patologie diversissime tra loro, di origine genetica ma non solo, accomunate dal fatto di colpire un numero molto ristretto di persone.

 

Il paradosso delle malattie rare è che queste condizioni, pur essendo poco frequenti, sono tantissime – si stima diverse migliaia – per cui, nel complesso, i pazienti che ne soffrono diventano milioni: tra 27 e 36 solo in Europa, due milioni in Italia, per il 70 per cento bambini.

 

Quali e quante? La loro definizione non è univoca: rare sono per esempio classificate in Europa le malattie di cui si presentano meno di cinque casi ogni diecimila abitanti; negli Stati Uniti si fa riferimento a meno di otto casi; in altri paesi si usano definizioni ancora leggermente diverse.

 

Diverse patologie del gruppo sono però ancora più rare, se ne presenta magari solo un caso o due ogni centomila abitanti.

 

Il numero di quelle conosciute e diagnosticate oscilla fra le 7 e lo 8mila secondo l’Osservatorio malattie rare, ma è in continua evoluzione via via che la ricerca scientifica ne individua di nuove. Inoltre non esiste una lista unica riconosciuta a livello internazionale.

 

Un gruppo eterogeneo. La stragrande maggioranza, circa l’80 per cento, ha un’origine genetica, e il molti casi è stata anche individuato il difetto specifico che ne è all’origine, ma non è sempre così. Nel gruppo delle malattie rare rientrano anche tumori, come alcune forme di leucemie e linfomi, tumori pediatrici come il retinoblastoma, oppure malattie infettive. Le malattie rare sono di solito gravi, e spesso croniche, e possono presentarsi sia alla nascita o nei bambini sia da adulti.

 

Orfane di una cura. Il principale fatto che le accomuna è che nella maggior parte dei casi non esistono terapie: la ricerca difficilmente è disposta a investire nello sviluppo di farmaci potenzialmente utili ma di cui beneficerebbe un numero minimo di persone.

 

Si parla di “farmaci orfani”, e negli ultimi anni sono state avviate azioni a livello legislativo per cercare di promuovere la ricerca oppure per agevolare l’acquisto dei farmaci e delle terapie esistenti. In Italia, per esempio, per una lista di patologie è stata concessa l’esenzione dal ticket (qui i dettagli del Piano nazionale sulle malattie rare, e qui una serie di indicazioni per i pazienti, i familiari e per chi si trova per la prima volta a dover affrontare il problema).

 

Il logo della giornata mondiale delle malattie rare. |

Speranze dalla terapia genica. Il settore cui si guarda con più speranza è quello della terapia genica per correggere i difetti "all'origine". Alcune malattie sono state trattate con successo proprio in Italia, dove il centro riconosciuto a livello mondiale per la ricerca nel settore è il gruppo diretto da Luigi Naldini all’Istituto Telethon per la terapia genica dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

 

Lì, negli anni scorsi, i ricercatori sono riusciti a trattare con successo per la prima volta alcuni bambini affetti da leucodistrofia metacromatica, una malattia degenerativa del sistema nervoso, e dalla sindrome di Wiskott-Aldrich, che colpisce il sistema immunitario. In entrambi i casi, all’origine delle malattie c’è una proteina difettosa. Per la terapia, le cellule staminali dal midollo osseo dei pazienti sono state “corrette” in laboratorio introducendo tramite un vettore virale il gene “giusto” e poi reintrodotte nel loro organismo.

 

Grazie a un protocollo simile di terapia genica erano stati curati ancora prima bambini affetti dalla cosiddetta Ada-Scid, la malattia dei “bambini bolla”, detti così perché in passato erano costretti a vivere in un involucro per essere protetti dalle infezioni che il loro organismo non poteva sopportare. Oggi il principio alla base di questa tecnologia, ovvero il virus dell’Aids modificato e usato come vettore, è riconosciuto a livello internazionale come modello per la messa a punto di trattamenti per altre malattie genetiche, come la talassemia e alcune malattie di tipo metabolico e del sistema immunitario.

 

Il primo in commercio. Nei mesi scorsi, inoltre, c’è stata un’altra novità: l’arrivo in commercio in Europa del primo farmaco per la terapia genica. Si chiama Alipogene tiparvovec e serve ai pazienti che soffrono di deficit di lipoproteina lipasi, una malattia rara che provoca uno squilibrio del metabolismo degli acidi grassi e un forte rischio di pancreatiti. Finora non esistevano terapie per questa malattia, ma solo palliativi per intervenire sui sintomi. Questo farmaco, che a bordo di un virus simile a quello del raffreddore veicola la copia funzionante del gene difettoso all’origine della malattia, si somministra sotto forma di un’unica iniezione.

 

28 febbraio 2015 | Chiara Palmerini