Salute

Malattia di Huntington: una cura sperimentale ne rallenta la progressione

Il trattamento impedisce al gene difettoso caratteristico della patologia di produrre una proteina dagli effetti tossici. Potrebbe essere impiegato anche per altre condizioni neurodegenerative.

Un trattamento farmacologico sperimentale ha dato risultati positivi nel rallentare la progressione della Corea di Huntington, una malattia genetica neurodegenerativa che si trasmette per via ereditaria e porta a danni cerebrali irreversibili. Finora le terapie usate per contrastarla potevano soltanto alleviarne i sintomi.

Lo studio clinico - un trial farmacologico di fase 1, condotto presso l'University College London - sta destando l'interesse dei neurologi di tutto il mondo perché il trattamento, che si basa su un filamento sintetico di DNA, sembra molto promettente e potrebbe in futuro essere impiegato contro altre malattie neurodegenerative, come quella di Alzheimer o di Parkinson.

La patologia. La Corea o malattia di Huntington è una malattia incurabile e progressiva che compare attorno alla mezza età e che si manifesta inizialmente con sbalzi d'umore, rabbia e depressione, quindi con movimenti muscolari non coordinati, demenza, paralisi. Alcuni pazienti muoiono entro dieci anni dalla diagnosi. A causarla è una mutazione di una delle due copie (alleli) di un gene che dà istruzione alle cellule affinché codifichino per una proteina tossica, chiamata huntingtina. Questo codice di istruzioni è copiato da una molecola messaggero che lo trasmette alle fabbriche di produzione di proteine.

Prima che il danno si diffonda. Il farmaco, chiamato Ionis-HTTRx, intercetta la molecola messaggero e la distrugge, prima che le proteine tossiche possano essere prodotte: in pratica, annulla e silenzia gli effetti del gene mutante.

Il trial ha coinvolto 46 uomini e donne con Corea di Huntington nelle fasi iniziali provenienti da Regno Unito, Germania e Canada. I pazienti hanno ricevuto 4 iniezioni del farmaco per via spinale a distanza di un mese l'una dall'altra; un quarto di loro ha invece ricevuto un placebo.

Effetti incoraggianti. Il farmaco è stato somministrato in dosi crescenti ad ogni iniezione: subito dopo, la concentrazione di proteina huntingtina nel midollo spinale è diminuita in proporzione alla quantità di medicinale ricevuta. Questa relazione indica, di norma, che il farmaco sta agendo con efficacia (il trattamento è stato troppo breve perché si potessero riscontrare miglioramenti anche nei sintomi).

Versatile. Il farmaco prodotto dall'azienda di biotecnologie californiana Ionis Pharmaceuticals, è un singolo filamento sintetico di DNA appositamente studiato per incastrarsi, come un mattoncino del Lego, sulla molecola messaggero della huntingtina. «Per la prima volta un farmaco ha abbassato i livelli della proteina tossica nel sistema nervoso, ed è risultato sicuro e ben tollerato» dice Sarah Tabrizi, responsabile del trial. «Questo è forse il momento più significativo nella storia di questa malattia da quando fu isolato il gene che la causa».

In futuro la molecola potrebbe essere somministrata ai pazienti con Corea di Huntington prima che sviluppino i sintomi della malattia (trasmessa ai figli dei malati nella metà dei casi). La stessa tecnica potrebbe anche essere usata per prendere di mira i messaggeri molecolari di altre proteine dannose, come le beta-amiloidi nella malattia di Alzheimer.

12 dicembre 2017 Elisabetta Intini
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