Salute

Che cos'è e come funziona la malaria

La malaria è una malattia che non risparmia i Paesi sviluppati: il "serbatoio" sono le persone infette, che possono anche non manifestare sintomi, e il veicolo di trasmissione è la zanzara anofele, presente anche in Italia.

La malaria, la più diffusa tra tutte le parassitosi, è provocata da parassiti protozoi del genere Plasmodium (il plasmodio), in particolare P. falciparum, P. vivax, P. ovale e P. malariae. Il quadro clinico è quello di una malattia febbrile acuta di gravità diversa e la diagnosi di specie è particolarmente importante sia perché è possibile l'infezione da protozoi differenti, sia perché l'infezione da Plasmodium falciparum è estremamente pericolosa, in particolare per soggetti deboli o debilitati.

Tra le 60 e più specie di zanzara italiane, del genere Anopheles sono molto diffusi al nord il maculipennis, zoofilo (ossia che si posa soprattutto su animali) ma in grado di trasmettere la malaria, e il labranchiae, spiccatamente antropofilo (si posa sugli uomini) e responsabile di focolai autoctoni in Sardegna, nell'Agro pontino e in Sicilia, dove è ancora presente nonostante le periodiche campagne di disinfestazione.

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Schema di diffusione dell'infezione nel corpo umano a partire dalla puntura di una zanzara già veicolo del plasmodio.

Nel 1970 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l'Italia ufficialmente libera dalla malaria. Tuttavia, da allora, vi sono stati diversi casi di questa malattia "importati" dall'estero. Fino al 1985 i nuovi casi erano meno di cento l'anno, ma sono progressivamente aumentati fino a circa mille nel 1999 e nel 2000. Nel biennio 1999-2000, in Italia, per la malaria sono avvenuti sette decessi. Fino al 1994, l'aumento ha riguardato sia cittadini italiani che tornavano da Paesi dove la malaria è endemica, sia immigrati.

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Fotomicrografia di una goccia di sangue infetta di Plasmodium falciparum e di Plasmodium vivax (infezione mista).

A partire dal 1995, invece, l'incremento è legato solo ai casi tra gli immigrati, mentre quelli relativi ai cittadini italiani sono andati progressivamente riducendosi. Nel decennio 1989-1999 vi sono stati complessivamente circa 8 mila casi, e solo in 20 di essi la malattia è stata contratta in Italia.

Tra questi, otto sono stati causati da trasfusione, due da contaminazione accidentale con siringhe (uno tra tossicodipendenti e uno nel personale sanitario). Altri nove casi sono indeterminati, ma riconducibili a contatti con aeroporti e bagagli, dove forse si celava la zanzara anofele (quella che porta la malaria). Un caso è invece rimasto insoluto: forse la malattia è stata trasmessa da una zanzara anofele "italiana".

Per la lotta alla malaria sono stati sequenziati - ossia sono noti - due genomi particolarmente importanti: quello del Plasmodium falciparum, il parassita che la provoca, e quello del suo principale veicolo di infezione, la zanzara Anopheles gambiae, che lo trasporta. Sequenziare i genomi serve per trovare i punti deboli dei microbi e sviluppare contromisure efficaci. La ricerca sulla malaria non ha però goduto degli stessi benefici di altre malattie: negli anni dal 1990 al 1992, per esempio, per questa malattia sono stati spesi 58 milioni di dollari l'anno (a livello globale, fonte OMS), dei 56 miliardi di dollari spesi in ricerca sanitaria.

5 settembre 2017 Focus.it
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