Quando si fa atterrare una zanzara anofele su una superficie ricoperta di atovaquone, un comune composto antimalarico, la si rende completamente incapace di favorire la replicazione, nel loro corpo, del plasmodio responsabile della malaria.
I principi attivi di questo e di altri farmaci antimalarici usati per l'uomo possono penetrare nelle zampe di questi insetti e affossare sul nascere la riproduzione del Plasmodium falciparum, come rivela un articolo pubblicato su Nature. Irrorare di antimalarici le zanzariere che ricoprono letti e finestre potrebbe quindi ridurre i contagi, evitando l'ormai diffuso problema della resistenza delle zanzare agli insetticidi.
Cambio di rotta. Le zanzare sono animali incredibilmente versatili che si adattano in fretta ai composti che usiamo per ucciderle.
Così, anziché prendere di mira l'insetto-vettore, gli scienziati della Harvard T.H. Chan School of Public Health si sono concentrati sul protozoo che scatena l'infezione, che nella zanzara si riproduce: è questo esserino unicellulare, il vero responsabile degli oltre 200 milioni di contagi e delle 435 mila morti di malaria all'anno nel mondo.
Stessa rete, altra sostanza. Anche se in alcuni hotspot di trasmissione malarica le zanzare sono ormai diventate completamente resistenti ai piretroidi, la più comune classe di insetticidi, di per sé le reti impregnate di repellenti da usare a protezione dei letti funzionano: si stima che a queste zanzariere si debba il 68% dei casi di malaria evitati dal 2000 ad oggi.
I ricercatori si sono chiesti se fosse possibile applicare lo stesso principio e irrorare le reti di antimalarici, per agire all'interno del corpo degli insetti: bisognava capire se le zanzare fossero in grado di assorbire i composti attraverso le zampe.
Basta poco. Il team ha cosparso superfici di vetro con dosi più o meno concentrate di atovaquone o altri composti e ha tenuto le zanzare a contatto con i farmaci coprendole con un bicchiere. Sei minuti trascorsi su una dose bassa di atovaquone, simile a quella degli insetticidi spruzzati sulle zanzariere, sono sufficienti a bloccare completamente la replicazione del plasmodio nel corpo della zanzara. Sei minuti è anche il tempo in media trascorso da una zanzara su una rete messa a protezione di un essere umano.
La sostanza non ha avuto altri effetti su salute e longevità delle zanzare, e si può pertanto sperare che non dia luogo a fenomeni di resistenza. Un simile successo è stato osservato con altri antimalarici. Secondo gli scienziati la diffusione di reti cosparse di antimalarici potrebbe dimostrarsi particolarmente efficace nel bloccare la trasmissione dell'epidemia, specialmente nelle aree in cui le zanzare sono più resistenti agli insetticidi.