Salute

Mal d’aeroporto. Vivere accanto a una pista non è salutare

Diversi nuovi studi evidenziano i danni alla salute di chi è esposto quotidianamente al rumore degli aerei.

Di solito il pensiero «come si fa a vivere qui?» ci sfiora solo quando l’aereo in atterraggio quasi sfiora i tetti delle case. Ma per chi abita vicino a un aeroporto il rombo dei motori è una costante della vita, di giorno e spesso anche di notte.
Diverse ricerche hanno messo in relazione il rumore con vari effetti negativi sulla salute, dall’insonnia alla depressione. Più di recente, si è visto che i decibel di troppo producono sull’organismo anche effetti meno scontati, come un aumento della pressione sanguigna e alterazioni di alcuni parametri del sangue e probabilmente, a lungo andare, incidono fino a provocare danni più seri come infarti e ictus.

Decollo Low Cost
Una ricerca di epidemiologi italiani (lo studio SERA), appena presentata, ha preso in esame la popolazione che vive nei pressi di sei aeroporti italiani: i due scali milanesi di Malpensa e Linate, l’aeroporto di Torino, di Venezia, di Pisa e quello di Roma Ciampino. «In questi aeroporti, il traffico aereo è aumentato a dismisura con l’avvento delle compagnie low-cost» spiega Carla Ancona, ricercatrice del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio e coordinatrice dello studio. «A Ciampino c’erano 25mila voli l’anno nel 2000, nel 2012 sono stati 65mila». E per gli altri aeroporti italiani considerati la situazione è simile.

Sotto osservazione
I ricercatori hanno acquisito dalle anagrafi dei comuni interessati gli indirizzi dei residenti nelle zone vicine agli aeroporti (80.450 persone in totale, di cui 940 vivono molto vicini alle piste in zone in cui il rumore aeroportuale supera i 65 decibel) e li hanno georeferenziati, cioè li hanno collocati su una mappa. Le Agenzie regionali per la protezione ambientale hanno poi stimato l’esposizione al rumore di ogni indirizzo, sia di quello aeroportuale sia di quello del traffico stradale, e hanno diviso la popolazione in classi in base ai decibel. Un campione di circa 2000 residenti, di età compresa tra 45 e 70 anni, è stato poi intervistato per raccogliere informazioni sull'attività lavorativa, l’ambiente di vita, la dieta e l’uso di farmaci e a tutti è stata misurata la pressione.

Pressione in decollo
È emerso che, anche tenendo conto di altri fattori individuale, dello stile di vita e della salute delle persone, e del concomitante effetto del traffico stradale, chi rientrava nella fascia più rumorosa (oltre 65 decibel) aveva una pressione sanguigna più alta dei residenti nella fascia meno rumorosa. Rispetto ai valori considerati normali, l’aumento della pressione «massima» era di 5mm di mercurio di giorno e addirittura di 8 quando la misura è stata presa la sera prima di andare a dormire.

Tutto il mondo è paese
Due altri studi appena pubblicati sul British Medical Journal hanno trovato problemi del tutto simili per la salute di chi vive costantemente sottoposto al rombo degli aerei. Analizzando i dati di 6 milioni di persone oltre i 65 anni che abitano nei pressi di 89 aeroporti negli Stati Uniti i ricercatori hanno trovato un più alto tasso di infarti in chi era maggiormente esposto al rumore. Stesso discorso per una ricerca che ha studiato la popolazione residente vicino all’aeroporto londinese di Heatrow: più alto il rumore, maggiore il numero di infarti e ictus.
Lo studio italiano, finanziato dal Ministero della salute, è stato intrapreso per valutare la situazione e, eventualmente, prendere provvedimenti. «Qualcosa potrebbe essere fatto» commenta Ancona. «Si dovrebbe pensare a ridurre il numero dei voli, o almeno a vietare quelli notturni. Installare barriere antirumore, o utilizzare vetri a elevato potere fonoassorbente».

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11 novembre 2013 Chiara Palmerini
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