L'invecchiamento potrebbe essere reversibile

Forse, lo si può modulare, e fare in modo che non debba procedere necessariamente in un'unica direzione: lo dimostra una terapia genica che ha fatto "ringiovanire" i topi (ma non adatta all'uomo).

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Non una discesa progressiva, ma una strada rimodulabile.|Alamy/IPA

Rughe, capelli bianchi e gli altri poco piacevoli corollari dell'età che avanza potrebbero essere meno inevitabili di quanto si creda. Un esperimento di terapia genica capace di "riprogrammare" l'orologio genetico interno delle cellule dei topi è riuscito, in sei settimane, a far visibilmente ringiovanire gli animali, migliorandone la salute cardiovascolare, la solidità della colonna vertebrale e l'aspettativa di vita.

 

Meccanismo interno. La ricerca pubblicata su Cell, sembra suggerire che l'invecchiamento non debba necessariamente procedere in una sola, ineluttabile direzione, ma che i suoi sintomi possano essere in qualche modo modulati: invecchiare non sarebbe, cioè, il semplice risultato del tempo che passa, ma un meccanismo regolato da un "timer" genetico sul quale, in una certa misura, è possibile intervenire. 

 

Rewind. Juan Carlos Izpisua Belmonte, uno scienziato del Salk Institute di La Jolla (California), ha sperimentato sui topi una tecnica genetica usata, finora in laboratorio, per riportare le cellule adulte, come quelle della pelle, alla condizione di cellule staminali pluripotenti, simili a quelle presenti negli embrioni.

 

Non del tutto. Queste cellule staminali pluripotenti indotte possono trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo umano; nello studio, però, le lancette del loro orologio genetico sono state riportate indietro solo in parte, abbastanza per far ringiovanire le cellule, ma non abbastanza per far perdere loro la specializzazione acquisita.

 

La "cura". Lo studio si è svolto attivando e disattivando a intermittenza nei topi i quattro geni usati in passato per trasformare le cellule della pelle in pluripotenti indotte. I roditori sono stati ingegnerizzati affinché questi geni si attivassero ogni volta che gli animali erano esposti a un particolare antibiotico disciolto nell'acqua. La ricerca si è svolta su esemplari affetti da progeria, una condizione che causa l'invecchiamento precoce dell'organismo.

 

I risultati. Dopo sei settimane, i topi sono apparsi più giovani nella pelle e nel tono muscolare, e con una durata di vita del 30% in più. Non hanno mostrato un aumento del rischio di cancro, la prova che il trattamento non si era spinto fino ad azzerarne del tutto il timer genetico, una circostanza che può portare alla proliferazione cellulare incontrollata. 

 

E nell'uomo? Il trattamento usato nello studio non può essere replicato sull'uomo (o almeno non nelle stesse condizioni e non prima di alcuni decenni). Questo approccio non porterà quindi certo all'immortalità, perché probabilmente alcuni limiti della vita umana non possono ad oggi essere superati. Ma potrebbe servire a migliorare significativamente la qualità dell'esistenza anche in tarda età.

 

 

 

16 Dicembre 2016 | Elisabetta Intini