L'inquinamento atmosferico fa aumentare in modo importante i nuovi casi di diabete

La relazione tra polveri sottili e malattia è significativa, anche a livelli di smog accettati dalle istituzioni sanitarie: uno studio su milioni di persone quantifica per la prima volta l'entità del problema.

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Da naso e bocca fino al sangue: l'inquinamento atmosferico può interferire con la capacità di tenere sotto controllo la glicemia. | Shutterstock

Respirare aria inquinata comporta un rischio significativo di sviluppare diabete, anche a livelli di smog oggi considerati "accettabili". Lo stabilisce uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Planetary Health, il primo a quantificare i danni delle polveri sottili sulla capacità dell'organismo umano di regolare gli zuccheri nel sangue.

 

Il diabete è una delle malattie croniche a più rapido aumento nel mondo: attualmente interessa oltre 420 milioni di persone, e le sue cause principali sono riconducibili a obesità, alimentazione insalubre, stili di vita troppo sedentari. Studi passati avevano suggerito, inoltre, una relazione tra diabete e inquinamento dell'aria: il particolato atmosferico più fine può raggiungere attraverso i bronchi la circolazione sanguigna, aumentare i livelli di infiammazione e ridurre la produzione di insulina.

 

Su The Lancet Planetary Health, luglio 2018
# i commenti: Air pollution and diabetes: it's time to get active!
# lo studio: The 2016 global and national burden of diabetes mellitus attributable to PM2,5 air pollution

 

La conta dei danni. Mancava però una stima di quanto lo smog potesse incidere sulle nuove diagnosi di diabete. I ricercatori della Scuola di Medicina dell'Università di Washington e del Veterans Affairs (VA) del St. Louis Health Care System hanno calcolato che globalmente, e soltanto nel 2016, l'inquinamento dell'aria ha contribuito ad almeno 3,2 milioni di nuovi casi di diabete, che rappresentano il 14% del totale delle nuove diagnosi per quell'anno.

 

Il diabete legato allo smog ha determinato la perdita, in totale, di 8,2 milioni di anni di vita sana nel mondo - il 14% di tutti gli anni di vita sana andati in fumo a causa di questa malattia. Negli USA sono stati 150.000, i nuovi casi di diabete attribuibili all'inquinamento atmosferico.

 

Il metodo. Il team ha analizzato la relazione tra particolato atmosferico e rischio di diabete in 1,7 milioni di persone, veterani dell'Esercito degli Stati Uniti, seguiti per un periodo di 8 anni e mezzo. Nessuno di loro presentava una storia personale di diabete (anamnesi). I ricercatori hanno analizzato la relazione tra rischio diabete e una serie di parametri di controllo palesemente non correlati tra loro, come la concentrazione di sodio nell'aria; o quella tra concentrazione di polveri sottili e malanni evidentemente scollegati, come le fratture degli arti inferiori. In questo modo sono riusciti a scartare ogni correlazione spuria, cioè da eliminare.

 

Quindi si sono concentrati sull'inquinamento atmosferico rilevato dai sistemi di monitoraggio di terra dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente americana e dai satelliti della NASA: queste osservazioni sono state integrate con quelle dedotte da tutta la precedente letteratura scientifica su diabete e inquinamento e con i dati del Global Burden of Disease, il termometro annuale della salute globale.

 

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Antropocene: i 7 segni di una nuova era geologica. | LAIF/contrasto

Non esiste una soglia di sicurezza. Il rischio è parso molto significativo anche a livelli di smog considerati accettabili: negli USA, per esempio, la soglia massima di sicurezza è per convenzione fissata a 12 microgrammi di polveri sottili per metro cubo di aria. Ma il rischio di diabete aumenta già a partire da 2,4 microgrammi; e il 21% dei veterani esposti a livelli di particolato compresi tra i 5 e i 10 microgrammi ha sviluppato diabete. La percentuale è salita al 24% quando l'esposizione è aumentata fino a 11,9-13,6 microgrammi per metro cubo. Il 3% di aumento non è poco: corrisponde a 5-6.000 nuovi casi di diabete l'anno ogni centomila persone.

 

Come spesso accade in questi casi, i Paesi emergenti, nei quali all'aumento dello smog non corrispondono politiche ambientali per contenerlo, sono destinati a pagare il conto più salato.

 

7 luglio 2018 | Elisabetta Intini