Salute

Libro bianco studia effetti revisione rete e propone modifiche

Da Congresso Anmco a Milano Sos esperti, desertificazione strutture pregiudica Lea

Milano, 4 giu. (AdnKronos Salute) - Una 'ghigliottina' si sta per abbattere sui reparti di cardiologia italiani, "un network d'eccellenza che in 50 anni ha permesso di salvare oltre 750 mila persone" fulminate da un infarto. "Con l'imminente Regolamento ministeriale sulla ridefinizione degli standard ospedalieri, la salute del cuore degli italiani ne risentirà pericolosamente". Una "desertificazione" della rete salvacuore che "pregiudica di fatto i Livelli essenziali di assistenza". Il grido d'allarme viene lanciato a Milano, dove oggi si apre il 46° Congresso nazionale dell'Anmco, l'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri. Una '3 giorni' che si chiuderà sabato 6 giugno all'Expo, con la presentazione del primo Atlante della salute cardiovascolare degli italiani in relazione alle abitudini alimentari, durante un evento organizzato insieme all'Istituto superiore di sanità.

"Le strutture cardiologiche italiane si ridurranno di 2 terzi", avverte il presidente dell'Anmco Michele Gulizia, parlando alla platea della sessione plenaria che precede l'inaugurazione ufficiale del meeting e che è stata intitolata non a caso 'Esisterà ancora la Cardiologia?'. Con un colpo di spugna verrà cancellato "il network assistenziale che ha consentito alla nostra cardiologia di essere segnalata tra le migliori del mondo per qualità e tempestività di intervento", denuncia lo specialista, direttore della Struttura complessa di cardiologia dell'ospedale Garibaldi-Nesima di Catania.

Il Regolamento sotto accusa, "già approvato in Conferenza Stato-Regioni e pronto alla firma del Governo - ricorda l'Associazione - prevede una riduzione drastica di Cardiologie, Utic (Unità di terapia intensiva coronarica) e Cardiologie interventistiche: gli attuali 8.534 posti letto in cardiologia verranno ridotti del 43% passando a 4.844", quindi quasi dimezzati. E "delle 823 Strutture di cardiologia 581 saranno cancellate", dunque tagliate di oltre 3 volte, "dimensionando l'offerta in 242 strutture. Le Utic passeranno dalle attuali 402 ad appena 242, e i Laboratori di cardiologia interventistica da 249 a 121. Cosa ancor più grave se si considera che le Cardiologie spariscono soprattutto dagli ospedali con pronto soccorso".

"La desertificazione delle nostre strutture pregiudica di fatto i Lea - incalza Gulizia - cancellando per di più la competenza cardiologica nel 61% degli ospedali. L'Anmco, da sempre attenta alle problematiche della assistenza cardiologica e impegnata per sua missione a promuovere la qualità e la appropriatezza delle prestazioni, ritiene indispensabile una riflessione sugli assetti determinati dai nuovi provvedimenti e propone all'attenzione del decisore pubblico una serie di modifiche. Non per salvaguardare interessi di parte - puntualizza il numero uno dell'Associazione - ma fondati unicamente sulla preoccupazione di garantire un servizio efficiente ed efficace, tenendo presente unicamente il dovere di difendere la salute dei cittadini".

"Per questo - prosegue il cardiologo - abbiamo preparato un Libro bianco che ha lo scopo di verificare gli effetti degli standard previsti dal Regolamento sulle reti ospedaliere regionali e nazionale, di verificarne eventuali incongruenze e di proporre eventuali modifiche, tese a migliorare e a rendere più appropriata l'offerta assistenziale in ambito cardiovascolare".

Un altro punto che preoccupa i cardiologi ospedalieri è che "il Regolamento - osserva Gulizia - non fa riferimenti alla Riabilitazione cardiovascolare, attività strategica per le reti ospedaliere, dimenticando l'importanza della Rete per lo scompenso cardiaco, le aritmie, la prevenzione e la riabilitazione". Non solo: "Allo stesso modo vengono ignorati il Dipartimento cardiovascolare, elemento fondamentale per una corretta governance in area cardiovascolare, e le risorse umane e tecnologiche, fondamentali per il successo di qualunque sistema sanitario. L'arretramento dell'offerta di assistenza cardiovascolare è un rischio che non possiamo permetterci - conclude lo specialista - oltre a rappresentare un vulnus per la salute pubblica".

4 giugno 2015 ADNKronos
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