L'esercizio fisico e il segreto delle ossa

Una proteina rilasciata durante l'attività muscolare stimola, nei topi, la crescita di tessuto osseo: si indaga per scoprire se il meccanismo funzioni anche nell'uomo.

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L'astronauta della Nasa Karen Nyberg durante il quotidiano allenamento sulla ISS, contro la perdita di muscoli e tessuto osseo. | Nasa

L'attività fisica è un vero toccasana per lo scheletro, e contribuisce alla formazione di nuovo tessuto osseo. Basti vedere come la ridotta gravità nuoce alle ossa degli astronauti, che - per compensare - si dedicano a regolari sessioni di allenamenti in orbita.

 

Questo effetto benefico è noto da tempo, ma ancora non era chiaro come i muscoli riuscissero a "comunicare" con le ossa, nonostante la vicinanza fisica. Ora uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences sembra in parte chiarire il mistero.

 

messaggero. Una molecola rilasciata dai muscoli durante l'esercizio fisico andrebbe ad agire direttamente sulle ossa lunghe, le più coinvolte dal movimento e le più a rischio frattura, accrescendone la forza. Lo stabiliscono i risultati di un esperimento condotto - per ora soltanto sui topi - dai ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai (New York) e delle Università di Ancona e Bari.

 

"doping" per ossa. Per un mese, gli autori hanno somministrato iniezioni della molecola in questione - l'irisina, un ormone prodotto dai muscoli scheletrici e implicato nella regolazione del grasso corporeo - a giovani maschi di topo.

 

Successivi test hanno rilevato un aumento significativo di tessuto e resistenza nelle ossa dei topi sottoposti al trattamento, in particolare nell'osso corticale (lo strato esterno, più rigido e compatto, che costituisce l'80% del peso dello scheletro). Il tessuto osseo spugnoso, la parte più interna e più ricca di calcio, non ha subito modifiche.

 

Scenari futuri. L'ipotesi è che - nei topi - l'irisina stimoli la produzione di proteine che favoriscono l'espressione di geni che codificano per la sintesi di nuovi osteoblasti, cellule che fanno parte integrante del tessuto osseo.

 

Se gli stessi risultati venissero osservati sull'uomo (ma l'attività dell'irisina nell'uomo è tema controverso) si aprirebbero nuove speranze nel trattamento di osteoporosi e sarcopenia, le perdite di massa ossea e muscolare legate all'età e all'inattività fisica.

 

16 settembre 2015 | Elisabetta Intini