Salute

Le 'vetrine' delle imprenditrici fai da te e gli investimenti in grande dell'industria 'Clienti' anche palestrati e malati cancro, studi denunciano campioni contaminati

Da Londra appello camici bianchi per regolamentazione urgente, in Italia business non decolla

Milano, 25 mar. (AdnKronos Salute) - "La vendita di latte materno su Internet - un mercato che sta crescendo rapidamente - pone seri rischi per la salute infantile e necessita di una regolamentazione urgente". E' il nuovo allarme lanciato dai medici e arriva dal Regno Unito dove continua il business sotterraneo e fai da te del 'milk sharing', alimentato da forum e pagine Facebook in cui le mamme mettono in vendita il loro "oro liquido" e altre mamme lo comprano, nonostante recenti studi abbiano messo sotto i riflettori i pericoli della pratica. Stesso copione negli Usa, mentre in Italia, terra di banche del latte 'istituzionali' e solidaristiche, il mercato online fra madri non sembra affatto decollare.

Intanto le preoccupazioni degli esperti della Queen Mary University di Londra si guadagnano le pagine della rivista scientifica 'Bmj'. I benefici nutrizionali del latte materno per i neonati sono ampiamente documentati - scrivono gli scienziati - ma molte nuove mamme trovano difficile portare avanti la quotidianità della poppata o non sono in grado di allattare al seno. In più ci si mette la pressione sociale e questo mix, avvertono i medici, spinge alcune donne all'acquisto di latte materno sul web.

Il portafoglio pesa sulle scelte, fanno notare gli esperti: comprare latte materno su Internet può essere più conveniente che acquistarlo da banche del latte regolamentate, dove circa 30 ml possono costare più di 3-4 dollari (contro prezzi intorno a 2 dollari che possono trovarsi sul web). I venditori fai da te possono risparmiare tagliando le spese su passaggi fondamentali per la sicurezza come la pastorizzazione, i test per valutare le malattie e la contaminazione del latte, e una raccolta, conservazione e trasporto adeguati. I 'consumatori finali', si denuncia nell'articolo scientifico, non sono solo bebè ma anche adulti con il cancro, feticisti e palestrati (attratti dai nutrienti contenuti nell''oro bianco').

I camici bianchi non usano mezzi termini per stigmatizzare la scelta dell'acquisto online. Molte neoamme e persino alcuni operatori sanitari non sono consapevoli del fatto che questo mercato è "pericoloso" e "mette la salute infantile a rischio" perché non è regolamentato, sostiene Sarah Steele, docente nella Global Health, Policy and Innovation Unit della Queen Mary University di Londra, insieme ai colleghi. Il latte materno deve essere sottoposto a screening per le malattie, come ad esempio l'epatite B e C, l'Hiv, i virus dei linfociti T dell'uomo e la sifilide, elencano gli esperti.

Precedenti ricerche hanno dimostrato che il latte acquistato online ha una maggiore crescita batterica a causa della mancanza di pastorizzazione e di un trasporto e uno stoccaggio scadenti.

Uno studio ha rilevato che solo 9 campioni su 101 non hanno crescita batterica. Altri lavori hanno mostrato che il 25% dei campioni di latte sono stati consegnati con imballaggio inadeguato e non erano più congelati, e presentavano contaminazione con vari tipi di sostanze. "Il latte acquistato sul web è ben lungi dall'essere un'alternativa ideale, poiché espone i neonati e gli altri consumatori ad agenti microbiologici e chimici", scrivono gli autori che lanciano anche un appello: "E' necessario intervenire immediatamente per rendere questo mercato più sicuro".

Gli operatori sanitari dovrebbero essere formati per offrire buoni consigli e alternative sicure alle neomamme, sostengono i ricercatori. Dovrebbero essere fornite anche informazioni sulle migliori pratiche, compreso lo stoccaggio e l'uso espresso di latte. I camici bianchi invitano anche gli ordini professionali, le Istituzioni e le associazioni a fornire informazioni accurate, consulenza e orientamento. La legge, aggiungono, dovrebbe punire chi contamina il latte per profitto e garantire che le madri siano protette contro lo sfruttamento.

Il mercato del latte materno è in continua evoluzione. Se in Italia le mamme non sembrano essere attratte dal business - tanto che nei forum di riferimento sul web appaiono più moniti sui rischi che indicazioni su come procurarsi o vendere l'oro liquido sul web - nei Paesi anglosassoni i siti Internet in cui il latte di mamma viene commercializzato esistono e sono anche frequentati. Da un lato le acquirenti: mamme che non possono allattare, magari perché stanno assumendo farmaci, donne che hanno adottato un bebè e non vogliono negargli i benefici del prezioso alimento naturale, mamme di famiglie numerose. Dall'altro lato 'imprenditrici' improvvisate: donne che hanno deciso di far 'fruttare' il latte che producono in eccesso rispetto al fabbisogno dei loro figli.

Le bacheche di siti come onlythebreast.com ed eatsonfeets.org (con annessa pagina Facebook) sono la loro vetrina. Il prodotto viene letteralmente pubblicizzato: "Sono una madre di tre figli con più latte di un'industria casearia: tre freezer pieni e una produzione di circa 25 once al giorno - scrive una donna del Kansas - Sono una salutista, non bevo e non fumo e assumo tutti gli integratori necessari. Accetto solo pagamenti via PayPal. Contattatemi se vi serve latte fresco o congelato". Donne che vivono il business del latte materno come un lavoro part-time, per arrotondare. Alcune raccontano sui media britannici di avere cerchie di decine di clienti (fra cui bodybuilder) e di vendere una bottiglietta a circa 12 sterline. Un singolo affare può fruttare anche 3.700 sterline in un colpo solo.

Ma oltre al mare magnum del fai da te c'è anche chi pensa in grande e punta all'industria. Secondo quanto riportava il New York Times appena qualche giorno fa, negli States una società - Prolacta Bioscience (finanziata con 46 milioni di dollari da venture capital) - ha reclutato centinaia di mamme: il loro latte viene usato per un prodotto ad alto contenuto proteico per i neonati prematuri ricoverati nelle terapie intensive, a un costo di migliaia di dollari a bambino. E il latte 'concentrato' potrebbe essere solo l'inizio, annunciano i produttori lasciando intendere che altri usi si profilano all'orizzonte. Non a caso anche altre aziende ci stanno lavorando.

25 marzo 2015 ADNKronos
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