Scienza

La strana relazione tra nei e tumore al seno

Secondo due nuovi studi, la presenza di nei è legata a un rischio aumentato di cancro della mammella. Ecco che cosa significano queste ricerche.

Le donne che hanno tanti nei sul corpo rischiano di più il tumore al seno. Nei giorni scorsi sono usciti sulla rivista Plos Medicine due studi che mettono in relazione il numero dei nevi cutanei, come si chiamano in gergo scientifico, con la probabilità di sviluppare il cancro della mammella.
Ma che cosa significa questa scoperta? E che rilevanza può avere per la salute e la prevenzione?

Studi completi

Innanzitutto bisogna chiarire che le ricerche da cui è stata ricavata questa conclusione sono due grandi studi prospettici. Si tratta di ricerche in cui, nel corso degli anni, migliaia di persone sono state seguite raccogliendo dati sulla loro salute e sulle loro abitudini di vita, dall’alimentazione al fumo. Uno di questi studi è il cosiddetto Nurses’ Health Study, condotto dall’Università di Harvard, che ha monitorato a partire dalla metà degli anni Settanta decine di migliaia di infermiere per ricavare informazioni sull’influenza di fattori come la dieta o l’esercizio fisico sui tumori e le malattie cardiovascolari, e da cui sono state già ricavate moltissimi dati. L’altro è uno studio francese svolto dai ricercatori dell’Istituto INSERM che ha seguito in modo analogo migliaia di insegnanti fin dagli anni Ottanta.

La conta dei nei
Nello studio americano, i ricercatori hanno chiesto alle partecipanti (75 mila donne seguite per 24 anni) di contare il numero di nei di dimensioni superiori ai tre millimetri sul loro braccio sinistro. Nel corso del tempo, nel gruppo delle donne sotto osservazione sono stati diagnosticati oltre 5mila tumori al seno e, tra le donne con molti nei, i tumori sono stati più numerosi. Lo studio ha evidenziato che il rischio aumenta in proporzione al numero dei nei. Tradotto in percentuali, il rischio è stato del 35 per cento più alto nelle donne con oltre quindici nei rispetto a quelle con meno di cinque. O, in altre parole, in valore assoluto, le donne che hanno più di quindici nei rischiano dieci volte di più rispetto a quelle che non ne hanno nessuno.

Nella ricerca francese, in cui alle donne era stato chiesto di riferire se avevano nessuno, pochi o molti nei, il rischio è risultato di poco inferiore.

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Alla base di tutto, gli estrogeni
«I risultati di questi due studi non indicano però un rapporto diretto di causa-effetto tra nei e probabilità di ammalarsi di tumore della mammella» spiega Milena Sant, direttore della Struttura Epidemiologia Analitica e Impatto Sanitario dell’Istituto dei tumori di Milano. «E la presenza dei nei non può neppure essere considerata un test predittivo del rischio, o tantomeno un test di screening».

Piuttosto, queste ricerche confermano un dato già emerso da numerosi altri studi, e cioè che elevati livelli di ormoni sessuali, in particolare estrogeni, costituiscono un elemento di rischio per il tumore della mammella, insieme a diversi altri. Si sa per esempio che diversi fattori legati agli ormoni sessuali influiscono sul rischio di tumore, per esempio fattori metabolici e nutrizionali, l’età a cui una donna ha avuto il primo figlio (la gravidanza infatti altera i livelli di ormoni sessuali) o l’età della menopausa, quando i livelli di estrogeni normalmente scendono.

Gli ormoni sessuali, tra l’altro, stimolano anche l’attività dei melanociti, ed è per questo che spesso, durante la gravidanza o l’assunzione di contraccettivi orali, la cute si scurisce o compare il cosiddetto cloasma gravidico. I ricercatori si sono chiesti se i nei della pelle potessero fare da spia dei livelli di estrogeni e, indirettamente, anche del rischio di tumore. Per entrambi gli studi, la risposta è stata sì.

L’aumento di rischio evidenziato in entrambi gli studi riguarda soltanto i tumori della mammella estrogeno-positivi, che sono circa il 70 per cento del totale, e sono anche quelli con prognosi migliore. «È un tassello in più che si aggiunge al quadro sul ruolo degli estrogeni nella composizione del rischio di tumore. In teoria, la presenza dei nei potrebbe essere utilizzata, per comporre un punteggio sul rischio, ma tenendo conto dei diversi altri fattori che influenzano la probabilità di ammalarsi» conclude Sant.

16 giugno 2014 Chiara Palmerini
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