Salute

La storia incredibile di Paul Alexander, che ha vissuto per 72 anni in un polmone d'acciaio

Paralizzato dalla polio a 6 anni, Paul ha trascorso un'esistenza ricca in un polmone d'acciaio che gli ha permesso di respirare. È morto a 78 anni.

Nel corso della sua vita, terminata lunedì 11 marzo all'età di 78 anni, Paul Alexander si è laureato, ha lavorato, è stato al mare, ha vissuto da solo, si è battuto per i diritti delle persone con disabilità, ha scritto un libro, ha riso e si è arrabbiato, si è innamorato. Ha assistito allo scoppio di un'epidemia e di una pandemia, che tanto si sono prese della sua salute. Il tutto vivendo, per la maggior parte del tempo, in un polmone d'acciaio.

Che cos'è un polmone d'acciaio? Un polmone d'acciaio è un cilindro metallico che serve per la ventilazione artificiale. Possiamo considerarlo l'antenato dei moderni ventilatori meccanici: i pazienti che si trovano sdraiati in questa macchina a tenuta stagna, da cui fuoriesce soltanto la testa, sono forzati a respirare dalla pressione negativa che viene creata all'interno e che obbliga la cassa toracica e i polmoni ad espandersi. Quando l'aria è di nuovo pompata all'interno, il cambio di pressione sgonfia delicatamente i polmoni. Così si obbliga a un regolare ritmo respiratorio anche chi è completamente paralizzato e non può muovere i muscoli in autonomia.

La paralisi dei bambini. Se oggi abbiamo poca familiarità con il polmone d'acciaio è grazie all'avvento dei vaccini contro la poliomielite, una grave malattia infettiva causata da tre tipi di polio-virus che colpisce soprattutto i neuroni del midollo spinale e interessa soprattutto i bambini sotto i 5 anni. Nella prima metà del 1900, la polio causò ripetute epidemie tra Europa e Stati Uniti, lasciando decine di migliaia di bambini paralizzati o senza vita.

ll picco si verificò nei primi anni Cinquanta, quando soltanto negli Stati Uniti si registrarono fino a 50.000 casi. Grazie al virologo americano Jonas Salk (di cui abbiamo raccontato la storia per esteso qui), nel 1955 arrivò finalmente un vaccino contro la polio, che segnò una svolta nel controllo di questa malattia, di cui si punta l'eradicazione. Ma Paul non fece in tempo a goderne: si era ammalato nel 1952.

Necessità e trappola. In breve tempo la polio lasciò quel bambino di 6 anni paralizzato dalla testa in giù. I medici del Parkland Hospital di Dallas lo infilarono in un polmone d'acciaio per permettergli di respirare. Tutti pensavano che non sarebbe sopravvissuto a lungo, ma a dispetto di ogni previsione, Paul è diventato l'uomo che ha trascorso più anni in una macchina simile.

Paul Alexander a 40 anni. © Wikimedia Commons

Inghiottire ossigeno. Diversamente da quanto si potrebbe pensare leggendo i titoli dei giornali in questi giorni, per quasi tutta la vita Paul è stato in grado di trascorrere brevi periodi di tempo fuori dal polmone d'acciaio.

All'età di 8 anni un fisioterapista gli promise un cucciolo di cane se avesse imparato a praticare per almeno tre minuti di fila una tecnica chiamata "respirazione a rana" o "respirazione glossofaringea". Fino a quel momento il bambino aveva sempre respirato grazie al cilindro metallico, trattenendo il respiro ogni volta che i suoi genitori o gli infermieri dovevano aprire la macchina per lavarlo o permettergli di svuotare vescica e intestino. 

Come spiegato sul Guardian, questa tecnica respiratoria consiste nell'intrappolare aria nella bocca e nella gola, appiattendo la lingua e aprendo la gola come quando diciamo: aaaah! dal dottore. In questo modo, con la bocca chiusa, i muscoli della gola spingono l'aria oltre le corde vocali e fino ai polmoni. Paul imparò a praticarla prima per tre minuti, poi abbastanza a lungo per uscire dal polmone d'acciaio e sedersi nel portico di casa, su una sedia a rotelle, fino a padroneggiarla in seguito per alcune ore, sufficienti a rappresentare i suoi clienti in tribunale.

Fonte di ispirazione. Il polmone d'acciaio infatti non ha impedito a Paul Alexander di proseguire gli studi privatamente, fino a diplomarsi e frequentare l'Università a Dallas e la Scuola di Legge ad Austin, in Texas. Anche se Paul doveva trascorrere tutte le notti (perché per respirare con la sua tecnica doveva per forza essere sveglio) nonché lunghi periodi diurni nel ventilatore cilindrico, l'uomo ha vissuto un'esistenza ricca che è stata di ispirazione per molti.

Ha esposto il suo corpo e la sua disabilità in un periodo della storia d'America in cui le disabilità erano tenute lontano dagli sguardi, relegate al privato. Ha scritto un'autobiografia in otto anni, digitando sulla tastiera con un pennello tenuto in bocca mentre giaceva con il corpo nel polmone d'acciaio. Negli ultimi tempi era diventato persino una star su TikTok, con alcuni video che spiegavano la sua giornata tipo e un seguito di persone che lo ammiravano per la sua dirompente forza.

A febbraio 2024 Paul si è ammalato di covid ed è stato ricoverato d'urgenza in ospedale. Non è stato reso noto di preciso a quali circostanze sia dovuto il decesso.

14 marzo 2024 Elisabetta Intini
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