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Coronavirus COVID-19: cosa c'è da sapere Vai allo speciale

La prevenzione per la covid ridurrà i casi di influenza?

Igiene e distanziamento contro la covid potrebbero contenere anche la consueta epidemia stagionale di influenza: bisognerà tenere d'occhio la situazione per evitare di appesantire il sistema sanitario.

COVID-19 e influenza
Prevenzione incrociata: le misure per proteggerci dalla COVID-19 potrebbero sortire alcuni positivi "effetti collaterali". | Shutterstock

Le misure adottate ormai in tutto il mondo per limitare la diffusione del SARS-CoV-2 potrebbero ostacolare anche il proliferare di altre malattie infettive, a cominciare dall'influenza stagionale. Un articolo pubblicato su The Conversation analizza questa ipotesi, suggerita da alcuni studi preliminari in Giappone e nel Regno Unito: la possibilità esiste, ma occorre prestare attenzione a come sono stati raccolti i dati, tenendo presente che i virus influenzali hanno un comportamento del tutto imprevedibile (perché mutano continuamente).

 

Prevenzione ad ampio spettro. La pandemia di COVID-19 ha reso evidente la necessità di praticare una corretta igiene respiratoria (lo starnuto nel fazzoletto o nel gomito), lavarsi di frequente le mani, disinfettare spesso le superfici e rispettare il distanziamento fisico. L'influenza, come la COVID-19 si trasmette attraverso goccioline di fluidi provenienti dal naso e dalla bocca e dal contatto di questi - attraverso le mani sporche - con le superfici: ecco perché, intuitivamente, le precauzioni che abbiamo iniziato a prendere in questi mesi dovrebbero contrastare anche la diffusione dell'influenza il prossimo autunno.

 

Igiene e chiusure. Prima della COVID-19, l'igiene delle mani non era esattamente prioritaria per la maggior parte della popolazione. Secondo un ampio studio condotto nel Regno Unito, si lavava regolarmente le mani dopo aver usato un bagno pubblico soltanto il 64% delle donne e il 32% degli uomini. Ora le cose sono cambiate: in base a un'indagine di Imperial College London condotta a marzo 2020, l'83% degli inglesi si lava oggi più regolarmente le mani.

 

Un altro fattore che potrebbe incidere positivamente nel limitare la trasmissione dell'influenza è la chiusura delle scuole dovuta alla COVID-19: i bambini sono una popolazione altamente suscettibile al contagio virale e allo stesso tempo veicolo di infezioni (perché spesso a contatto con parenti anziani, perché con difese immunitarie da costruire e perché vivono spesso in contesti di gruppo). Ma il lockdown delle scuole è - fortunatamente - temporaneo e non è detto prosegua in autunno, quando nel nostro emisfero arriverà la nuova ondata di influenza.

Indizi di riduzione. Inoltre, il distanziamento fisico di 2 metri dalle persone esterne al proprio nucleo familiare dovrebbe limitare le occasioni di contatto con i virus dell'influenza, che in base ad alcuni studi viaggiano fino a 1,8 metri di distanza attraverso tosse, starnuti ed altre emissioni di fiato. Tutte queste connessioni hanno senso, ma che cosa dicono i dati?

 

Nella seconda settimana di febbraio 2020, il Giappone ha riportato una riduzione del 60% dei casi di influenza rispetto alla stessa settimana nel 2019. Anche Public Health England e l'European Centre for Disease Control and Prevention hanno riconosciuto una riduzione del contagio influenzale nello stesso periodo. Su questi dati potrebbe però aver inciso profondamente l'affaticamento dei sistemi sanitari, con i pazienti reticenti a visitare il medico e gli ospedali e con i tamponi per l'influenza limitati ai casi più gravi di ricovero ospedaliero.

 

Combinazione difficile. Solo ulteriori studi e il passare del tempo ci diranno se la prevenzione per il COVID-19 favorirà la riduzione del contagio influenzale. Ma occorrerà appurarlo, per evitare che i ricoveri ospedalieri per complicanze da influenza si sommino a quelli per COVID-19, alimentando la pressione sul servizio sanitario. È comunque probabile che la vaccinazione antinfluenzale sia estesa a nuove fasce di popolazione, da dopo l'estate, per facilitare l'individuazione del COVID-19 in pazienti con febbre e sintomi respiratori.

 

4 maggio 2020 | Elisabetta Intini