Le nascite premature superano le infezioni come prima causa di morte tra i neonati

La nascita prima del tempo è un'epidemia globale che provoca un milione di morti l'anno e di cui restano per la maggior parte sconosciute le cause.

h_00113802
|Roberto Koch/Contrasto

Per la prima volta nella storia, superando le infezioni, il killer numero uno dei neonati diventa la nascita prematura. È un fatto su cui richiama l’attenzione un editoriale sulla rivista Science Translational Medicine, che dedica anche la copertina dell’ultimo numero al tema della nascita anzitempo, in coincidenza con la giornata mondiale della prematurità, celebrata il 17 novembre in tutto il mondo.

 

Che le infezioni siano state superate come prima causa di morte è al tempo stesso un successo, dato che significa che i programmi per introdurre vaccini e farmaci nei paesi in via di sviluppo stanno contribuendo a ridurre la mortalità infantile, ma è anche il segnale di un problema allarmante - le nascite premature -  finora sottovalutato dall’opinione pubblica.

 

I numeri del problema. I neonati che nascono prima del tempo, prima delle 37 settimane di gestazione, sono circa uno su dieci, 15 milioni l’anno. Oltre un milione di loro muore, spesso nelle prime ore di vita. Muore per complicazioni collegate alla prematurità, dai problemi respiratori all’immaturità degli organi.

 

 

Interessa tutti. La nascita prematura interessa famiglie ricche e povere, anche se in percentuali e per cause molto diverse. Il tasso più alto di mortalità per nascita prematura (circa 16 decessi ogni 1.000 nascite) si ha nei paesi dell’Africa occidentale, Liberia e Sierra Leone, quelli in cui è in corso l’epidemia di Ebola, per intenderci.

In cima alla lista dei paesi con in assoluto il più alto numero di bambini morti perché nati prematuri nel 2013 c’era l’India (361.000 morti), seguito dalla Nigeria e dal Pakistan.

 

Un grande punto interrogativo. Perché a un certo punto della gravidanza, in alcune donne si innesca il parto prematuro? Gli scienziati non hanno ancora una risposta precisa.

 

Le cascate del Niagara illuminate di viola per la giornata mondiale delle nascite premature.

Si conoscono i fattori di rischio, che nei paesi in via di sviluppo e in quelli sviluppati sono completamente diversi. Nei paesi poveri, sono soprattutto le infezioni della madre durante la gravidanza e le condizioni di vita pesanti a contribuire al rischio; in quelli ricchi, invece, influisce l’età sempre più avanzata della madre, l’uso delle tecniche di riproduzione assistita, e fattori come l’ipertensione e l’obesità.

 

Prematuri per scelta. Un terzo dei bambini nasce prematuro, soprattutto nei paesi industrializzati, per “scelta”, quando complicazioni durante la gravidanza, come la pre-eclampsia, rendono preferibile ricorrere a un parto cesareo anticipato.

 

Genetica o stress? Forse ci sono fattori genetici che incidono. Sicuramente le infezioni, anche quelle più comuni, sembrano avere un ruolo nell’innescare il parto prematuro. Perfino lo stress psicologico della madre, probabilmente in sinergia con altri fattori come l’infiammazione, sembra in grado di dare il via al parto quando non è ancora il momento, ma non si sa quali siano i processi biologici in gioco, e in che cosa esattamente i meccanismi del parto a termine differiscano da quello prematuro. In diversi centri di ricerca si stanno dedicando risorse e attenzione crescente alla comprensione del problema e alle misure di prevenzione. Sono per esempio in corso studi per individuare dei marcatori biologici che, con un esame del sangue o dell’urina, possano individuare in modo più attendibile le donne maggiormente a rischio.

 

 

LE Cure low-tech ESISTONo. E funzionano. Trent’anni fa, la maggior parte dei bambini nati a 28 settimane di gestazione, dodici settimane prima del tempo, non sopravviveva oltre il primo anno. Oggi, il 90 per cento ce la fa, anche se questa percentuale vale per i paesi sviluppati. La situazione è diversa nei paesi poveri. Per  questo, l’editoriale di Science Translational Medicine richiama l’attenzione su diverse tecniche low-cost che hanno dimostrato di essere utili anche in contesti ben diversi dai reparti di terapia intensiva neonatale di un ospedale. La cosiddetta tecnica della madre canguro, che consiste nel tenere il bambino a stretto contatto di pelle con la madre, sembra per esempio contribuire alla sopravvivenza dei neonati prematuri, come anche l’allattamento al seno, o la disponibilità di dispositivi semplici per la ventilazione meccanica.

18 Novembre 2014 | Chiara Palmerini