La nuova Guida Salute di Focus

ESCLUSIVO - È in edicola la seconda edizione dell'inchiesta di Focus sugli ospedali italiani: sulla base dei dati del Ministero della Salute ci sono ancora troppe morti evitabili. E alcune sorprese.

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È in edicola la seconda edizione della Guida Salute di Focus. |

Sono ancora troppe le morti evitabili negli ospedali italiani: l'8% dei ricoverati - su base nazionale, dati 2011 - che significa più o meno 45.000 decessi. Questo avviene perché gli ospedali, per avere buoni risultati, devono avere l'esperienza che si genera solo con un'ampia casistica: solo un continuo rodaggio non solo del medico, ma anche dell'organizzazione, consente di far funzionare bene e senza intoppi la "macchina dell'ospedale". Si tratta di una regola basilare, confermata da molti studi scientifici e, purtroppo, dai risultati che emergono dai dati diffusi dal Ministero della Salute e che Focus, per il secondo anno consecutivo, raccoglie ed elabora per offrire una fotografia della sanità. Oltre che una indicazione per valutare una struttura sanitaria prima di un ricovero.

 

Quasi 45 mila, tante sono le vite perdute negli ospedali italiani nel 2011. È il dato impressionante che emerge dalla nuova Guida Salute di Focus, dalla differenza tra la media italiana di decessi in ospedale per varie patologie acute e la media degli ospedali migliori con la mortalità più bassa. Su quasi 566 mila pazienti ricoverati nel 2011 per diverse patologie acute: infarto, angioplastica coronarica preventiva, scompenso cardiaco, bypass aortocoronarico valvuloplastica o sostituzione di valvola, ictus, aneurisma dell'aorta addominale non rotto, tumori al polmone, tumore gastrico, tumore al colon retto e al retto, frattura del collo del femore e bronco pneumopatia riacutizzata, l'8% è di mortalità evitabile, se alzassimo il livello medio della qualità delle cure degli interventi, e dell'organizzazione sanitaria, dal medico di famiglia all'equipe ospedaliera.

La Guida Salute di Focus, in edicola il 12 marzo, offre una mappa per valutare i reparti degli ospedali migliori a cui rivolgersi, per comprendere le malattie, gli esami clinici e le terapie. Raccoglie in undici capitoli i dati ufficiali della qualità delle cure per le patologie più comuni, risultati dallo studio di oltre 10,5 milioni di ricoveri del 2011 per 7 milioni di pazienti in 1.483 strutture pubbliche e private con i dati più aggiornati del ministero della Salute.

LA PRIMA PARTE del fascicolo tratta i ricoveri in ospedale per patologie acute (infarto, ictus, interventi di bypass aorto-coronarico, fratture di femore) e fornisce dati certi che consentono a tutti i lettori di scegliere dove e come farsi curare in base a informazioni obiettive, i successi e ai fallimenti delle cure prestate.

LA SECONDA PARTE dello speciale è dedicata ai ricoveri inutili, cioè quelli per patologie curabili in ambulatorio, come diabete, l'asma o l'influenza, che non dovrebbero essere curate in ospedale se non in casi eccezionali. L'ospedale si rivela infatti un luogo pericoloso, e ridurre i ricoveri evitabili significa un minor rischio di infezioni e altri eventi avversi. Nella Guida informazioni su vari tumori e suggerimenti per la prevenzione. Nel capitolo dedicato alla geriatria, suggerimenti per scegliere la residenza più adatta per i nostri anziani bisognosi di assistenza, dato che in Italia mancano ancora standard nazionali di qualità. I controlli sulle diverse strutture sono effettuati con modalità diverse e i dati non sono resi pubblici.

Dallo speciale emergono le lacune della medicina del territorio, dalla carenza di flessibilità negli orari degli ambulatori pediatrici e della medicina di base alla mancanza di una vera prevenzione; spiccano le pecche nella cura degli anziani, per esempio nei casi di frattura del femore, operati spesso con notevole ritardo con esiti spesso fatali. E ancora, l'altissimo numero di parti cesarei praticati con elevato rischio di mortalità della madre. Poche donne sanno che il cesareo comporta rischi molto alti, e nonostante il cesareo sia indicato dall'Oms solo nel 10% dei casi, in Italia supera il 27%.

 

12 marzo 2013 | Amelia Beltramini