La guida per capire le buone notizie sul fronte della lotta contro l’HIV

La notizia della bambina di 2 anni e mezzo che si ritiene guarita dall’HIV con la terapia antiretrovirale ha fatto il giro del mondo. Ma come interpretare questa notizia? È l’unico caso registrato al mondo? Sembra di no, ma è ancora troppo presto per cantare vittoria. Amelia Beltramini fa il punto della situazione.

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La virologa Deborah Persaud che ha curato una neonata infetta da HIV fin dalle prime ore di vita riuscendo così a "guarirla". Non è l'unico caso.

In sintesi

Buone notizie dal fronte della lotta contro l’Aids. Una bimba di due anni e mezzo (Baby Jackson) sembra aver debellato l'infezione.

Non è l'unico caso registrato

Esistono alcuni pazienti - molto diversi tra loro - che hanno messo all'angolo il virus.

In tutto il mondo sono 23 i casi interessanti: 16 di essi non ricevono più terapie.


Due anni e mezzo fa, alla nascita, aveva il virus dell’Aids nel sangue. Curata per 18 mesi con una terapia molto aggressiva oggi ha il sangue pulito. Guarita, titolano i giornali. E la notizia ha fatto – giustamente – il giro del mondo. Ma occorre fare un po’ di chiarezza.

Guarita è una parola grossa: nessuno può dire che la malattia è definitivamente debellata. Ma sicuramente è in remissione documentata nonostante non assuma più farmaci da 8 mesi. 

Ma le buone notizie proseguono
Non è questo l’unico caso... se i nostri conti sono giusti, sono almeno 16 i pazienti (vedi tabelle a fine pagina) che non assumono più terapie e ciò nonostante tengono il virus a bada. Ma è presto per dire se la remissione è provvisoria o definitiva: esami ancor più sensibili, anche se non di uso comune, hanno infatti rivelato in tutti i pazienti tracce infinitesimali del virus che non consentono di escludere il rischio di ricadute. 

In altri 7 pazienti le terapie sembrano aver bloccato la replicazione virale ma i medici a oggi non hanno ancora avuto il coraggio di interrompere i farmaci. 
Ecco il punto su questi pazienti "guariti" dall'HIV.

Il 4 marzo 2013 non volava una mosca quando Deborah Persaud, pediatra-virologa del Johns Hopkins Children’s center, è salita sul podio della ventesima Conference on Retroviruses and opportunistic infections di Atlanta in Georgia.
La storia che ha raccontato in poche ore avrebbe fatto il giro del mondo. Poco più di due anni fa all’ostetricia di un ospedale di provincia del Mississippi era arrivata una donna in preda alle doglie. Gli esami di routine avevano rivelato che era positiva al virus e malata di Aids. Anche la neonata aveva il virus nel sangue. Un caso raro: in Italia non più di 1-2 bimbi l’anno nascono in queste condizioni; di solito infatti si fa l’esame all’inizio della gravidanza e la terapia preventiva con zidovudina (Azt) alla madre e poi al neonato nelle prime 6 settimane di vita il rischio di trasmissione dell’infezione dal 20% al 2%.

I pediatri avevano quindi trasferito immediatamente la neonata a Jackson, all’University of Mississippi Medical Center, dove Hannah Gay, pediatra specializzata in Aids, aveva iniziato a dal giorno successivo una terapia molto aggressiva detta Art (Anti retroviral treatment) a base di 3 farmaci (zidovudina, lamivudina e nevirapina) usata di solito negli adulti, che ha il compito fermare la moltiplicazione del virus e di limitare i danni che Hiv causa al sistema immunitario.

La terapia si era rivelata efficace: a distanza di un mese il virus sembrava sparito e la terapia era proseguita per 18 mesi. Nessun medico avrebbe il coraggio di interrompere l’Art: in troppi casi è ricomparso più aggressivo di prima. Ma in questo caso la cura era stata interrotta dalla madre che non aveva più portato la figlia ai controlli per 6 mesi. Quando la bimba era tornata ai controlli il virus risultava scomparso nonostante l’assenza della terapia. Solo un esame estremamente sensibile ha individuato una sola copia di Rna virale nel sangue e 37 copie di Dna virale per milione di un particolare tipo di globuli bianchi i leucociti mononucleati (Pbmc). Lo stesso esame ripetuto due mesi dopo aveva rivelato 4 copie di Dna virale per milione di Pbmc. La terapia antivirale non era stata ripresa.

Ma il caso di Jackson non è l’unico. In Francia sono ben 12 i pazienti seguiti dalla fine degli anni ‘90 che, trattati con Art tempestivamente entro 10 settimane dall’infezione, hanno ora sospeso la terapia e sono in remissione, in media ormai da 12 anni. A questi se ne sono aggiunti recentemente altri 2 per un totale di 14.

Sono noti come la Visconti (Virological and Immunological Studies in CONtrollers after Treatment Interruption) Cohort, e l’ultimo aggiornamento pubblico sulla loro salute risale a luglio scorso, a Washington durante la conferenza internazionale dell’Aids, con la presentazione di Charline Bacchus dell’Upmc (Univerisité Pierre et Marie Curie di Parigi), e di Asier Sáez-Cirión dell’Istitut Pasteur.

Sono adulti, che, allertati dai sintomi acuti, hanno iniziato la terapia entro 40 giorni dall’infezione. Sono rimasti in terapia almeno un anno (in media 3) prima di interromperla: ora tutti controllano l’infezione.

Un altro approccio si è rivelato almeno altrettanto efficace: il trapianto di midollo osseo da donatore. È stata sperimentata la prima volta nel “paziente di Berlino”, Timothy Brown e pubblicato nel 2009 su una rivista scientifica prestigiosa, il New England Journal of Medicine.

I ricercatori vi raccontavano che il paziente aveva contratto l’Hiv circa 10 anni prima, e da 4 era in terapia con Art quando nel 2007 aveva sviluppato una leucemia mieloide acuta. Non rispondendo alla chemioterapia il suo medico, Gero Hütter, l’oncoematologo del Charité Universitätsmedizin di Berlino, lo aveva sottoposto a trapianto di midollo da un donatore.

 Hütter aveva cercato un donatore con particolari caratteristiche genetiche e in particolare con una mutazione. Il virus Hiv per entrare nei linfociti che infetta ha bisogno di una porta, detta recettore CCR5. Il recettore CCR5 del donatore ha una porta che impedisce l’ingresso al virus. A Brown furono fatti due trapianti che non solo mandarono in remissione la leucemia, ma dotarono il paziente di un sistema immunitario resistente all’Hiv.

Brown non assume farmaci anti HIV dal trapianto e ciò nonostante da 5 anni tiene in scacco l’infezione. Anche in questo caso non si tratta di guarigione. L’ultimo aggiornamento sul paziente di Berlino, effettuato l’anno scorso a giugno all’International Workshop on HIV & Hepatitis Virus Drug Resistance di Sitges in Spagna, ha dimostrato che il virus è ancora annidato da qualche parte, ma non sembra in grado di replicarsi.

Timothy Brown, meglio noto come il “paziente di Berlino”. Da 5 anni tiene sotto controllo il virus che è ancora annidato da qualche parte nel suo corpo, ma non sembra in grado di replicarsi.

Non stupisce quindi che a Boston, al Dana Farber/Brigham and Women’s cancer center, Daniel Kuritzkes e Timothy Heinrich abbiano trapiantato il midollo ad altri 2 pazienti sieropositivi e in terapia con Art, ammalatisi di linfoma di Hodgkin. A distanza di 8-9 mesi dal trapianto i pazienti non avevano più tracce del virus nel sangue.

I risultati sono stati presentati l’anno scorso sempre alla Conferenza internazionale dell’Aids di Washington, ma per ora i medici non anno ancora interrotto la terapia anti-retrovirale.

Non è stata ancora sospesa neppure la terapia di altri 5 ragazzini 16enni, che, nati infetti, dall’età di 2 mesi assumono l’Art. Da anni l’Hiv non si replica più: lo ha spiegato Katherine Luzuriaga dell’University of Massachusetts a Worcester presentando la loro storia. Oggi si sta dibattendo se in questi casi si potrebbe provare a sospendere la terapia con il rischio di ricadute. Manca ancora purtroppo un farmaco capace di eliminare le ultime tracce del virus.

Ecco infine le tabelle riassuntive dei casi

Pazienti

Individui

Terapia

Baby Jackson

1

ART (zidovudina, lamivudina e nevirapina)

Visconti cohort

14

ART

Paziente di Berlino

1

Trapianto midollo

 

IN ATTESA DI SOSPENDERE LA TERAPIA

Pazienti

Individui

Terapia

Adolescenti di Worcester

5

ART (zidovudina, lamivudina e nevirapina)

Pazienti di Boston

2

Trapianto midollo

15 Marzo 2013