Giornata mondiale della salute contro le malattie trasmesse da vettori

9 consigli per viaggiare sicuri e proteggersi dalle malattie trasmesse da vettori come malaria, dengue e febbre gialla a cui è dedicata la Giornata Mondiale della Salute che ogni anno celebra la nascita dell'Oms.

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La zanzara Anopheles, vettore della malaria. © Warwick Sloss/Nature Picture Library/Contrasto.

Oggi è la Giornata Mondiale della Salute, che come ogni anno celebra l'anniversario della fondazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, avvenuta il 7 aprile 1948.

Il tema scelto quest'anno dall'OMS è quello delle malattie trasmesse da vettori, ovvero da organismi (quasi sempre insetti) che mordendo inoculano virus, batteri o protozoi che provocano malattie come la malaria, la dengue, la febbre gialla e altre.

Nemico pubblico numero uno
Il killer più pericoloso è ancora il plasmodio della malaria (guarda come funziona), che uccide ogni anno 660.000 persone, ma si calcola che la metà della popolazione mondiale abbia un rischio elevato di contrarre queste malattie, che invece potrebbero essere prevenute efficacemente con azioni locali per controllare le popolazioni di insetti, con il miglioramento delle condizioni igieniche e con la distribuzione di specifici ausili, come per esempio le reti anti-zanzare per proteggere le persone durante il sonno.

Malattie esotiche?
Sebbene le malattie trasmesse da vettori non siano scomparse scomparse in Europa, la loro diffusione è limitata. Il rischio di ammalarsi aumenta però per i viaggiatori. Ogni anno nel mondo circa un miliardo di persone lascia il suo Paese per recarsi all'estero. E secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo, il trend è in continua crescita da almeno 15 anni.

Solo nel 2012, gli arrivi internazionali sono aumentati del 3,9 per cento rispetto all'anno precedente, con Africa e Sudest asiatico in vetta alla classifica delle regioni che hanno fatto registrare gli incrementi maggiori. Tutto questo movimento verso le destinazioni esotiche non è però privo di insidie.

L'OMS stima per esempio che almeno 125 milioni di persone raggiungano ogni anno le oltre 100 regioni a rischio malaria. Per garantirsi una vacanza sicura bisogna dunque giocare d'anticipo. Con alcuni semplici "trucchi".

9 cose da fare e sapere per viaggiare sicuri

1. Fare una visita preventiva
Gli esperti di medicina del turismo raccomandano di andare dal medico 4-8 settimane prima della partenza, così da valutare i rischi del viaggio e programmare gli interventi più opportuni. Ma anche i turisti last minute dovrebbero fare una visita preventiva, perché per alcune malattie – ma non per tutte – c'è la possibilità di seguire procedure accelerate per la vaccinazione, che conferiscono una protezione di breve durata, e che in qualche caso necessitano di un richiamo una volta tornati.

2. Vaccinarsi
L'OMS sottolinea che, quando disponibile, «la vaccinazione è il metodo più efficace per prevenire le malattie del viaggiatore». E che «i vaccini sono generalmente sicuri e le reazioni avverse poco frequenti». Soltanto l'elenco delle malattie prevenibili in questo modo mette i brividi: febbre gialla, encefalite giapponese, encefalite da zecche (cui si aggiungono numerose malattie che però non sono portate da vettori, come le epatiti, il tetano la febbre tifoide, le meningite e così via).

Va tuttavia tenuto conto che le vaccinazioni non conferiscono una protezione del 100 per cento, e che l'altro cardine della prevenzione è quindi quello dei comportamenti che ci permettono di prevenire le punture di insetto, tanto più che per alcune malattie (come fra cui la malaria, la dengue, la chikingunya, malattia di Lyme e la leishmaniosi) non esiste una vaccinazione.

3. Evitare certi luoghi in certi periodi
In linea generale, bisognerebbe evitare di viaggiare in zone in cui sono diffuse le malattie trasmesse da zanzare durante la stagione delle piogge o subito dopo, quando questi insetti sono più numerosi, e andrebbero anche escluse dall'itinerario le zone rurali e paludose.

4. Proteggersi
I repellenti a base di DEET danno comunque una buona protezione, a patto però di rinnovare l'applicazione ogni 3-4 ore, anche sui vestiti. Nella scelta dell'alloggio, va tenuto presente che l'aria condizionata e la presenza di zanzariere alle finestre riducono drasticamente la presenza di insetti. Se si va in un Paese a rischio, va comunque portata con sé una zanzariera da letto, che potrà essere montata se l'alloggio non è dotato di una protezione adeguata.

5. Scegliere il vestito giusto
Sono infine consigliati i vestiti di colore chiaro, a maniche lunghe e con pantaloni lunghi, e nelle aree infestate da zecche bisogna indossare anche scarpe chiuse e calze spesse.

Un piccolo turista gioca con una zanzariera, accessorio essenziale per chi va in una delle 100 zone del mondo a rischio malaria.

6. Seguire la profilassi
Le stesse regola valgono per la malaria, che ogni anno in Italia fa registrare 100-150 casi, fra chi rientra da zone in cui la malattia è endemica. Le medicine usate nella profilassi infatti, non danno una protezione totale ed è quindi sempre necessario seguire tutte le regole per prevenire le punture di insetti. Nonostante questo, la terapia farmacologica preventiva è fortemente raccomandata: quasi sempre, infatti, si ammala chi non l'ha fatta, o non ha seguito con attenzione le modalità previste per la somministrazione delle medicine, che vanno assunte quotidianamente.

All'origine degli errori c'è spesso una cattiva informazione sugli effetti collaterali. «Gli antimalarici sono accusati di provocare anche disturbi con i quali non hanno nulla a che fare» chiarisce Francesco Spinazzola specialista in malattie infettive della Clinica del viaggiatore di Roma. «Nausea, stanchezza, mal di testa o diarrea spesso non dipendono dai farmaci, ma dalle condizioni del viaggio, che è sempre un'esperienza stressante per l'organismo, specie se si va in Paesi con climi molto diversi da quelli ai quali siamo abituati».
Persino i viaggiatori più esperti a volte preferiscono non effettuare alcuna profilassi per timore degli effetti collaterali. E invece «i rischi a cui si espone chi si reca in una zona malarica senza essersi protetto adeguatamente sono di gran lunga superiori a quelli che derivano dall'assunzione dei farmaci» prosegue Spinazzola. «Non dimentichiamoci infatti che la malaria può uccidere».

Per esempio, solo una persona su 10.000 subirà gli effetti collaterali più gravi dell'antimalarico meflochina (convulsioni e attacchi psicotici). Mentre «ai dosaggi usati nella chemioprofilassi, molto raramente le medicine hanno conseguenze sul fegato, e comunque queste sono certamente meno gravi di quelle determinate da un'eventuale malattia» conclude il medico. «La tossicità e la probabilità di effetti collaterali aumentano tuttavia per terapie che durano più di sei mesi, o per chi viaggia molto spesso».

7. Informarsi
La protezione va adattata al singolo viaggiatore e dipende dal tipo di parassita presente nella regione che intende visitare e dalla sua distribuzione, dato che all'interno di uno stesso Paese possono coesistere aree in cui il rischio è più basso – tipicamente, le città o le destinazioni al di sopra dei 1.500 metri – e altre in cui è molto elevato.

Infatti, la malaria può essere provocata da quattro specie di plasmodio (P. falciparum, P. vivax, P. ovale, P. malariae), tutte trasmesse dalla zanzara Anopheles (guarda come funziona il ciclo del plasmodio), maggiormente diffusa dove sono presenti corsi d'acqua, stagni o paludi.

L'altra informazione cruciale riguarda la possibilità di trovarsi in aree in cui i parassiti siano diventati insensibili alla clorochina, il farmaco più comunemente usato per la profilassi, o ad altri medicinali: in questi casi, infatti, bisognerà optare per regimi alternativi, che però costano di più. Per facilitare i viaggiatori, l'OMS ha stabilito i livelli di rischio di tutti i Paesi del mondo, indicando per ciascuna categoria la profilassi antimalarica più appropriata (le informazioni sono disponibili sul sito del Ministero della Salute).

La stessa organizzazione ricorda poi che l'assunzione dei farmaci deve iniziare prima di partire (una settimana per la clorochina, ma anche 2-3 settimane per gli altri farmaci) e va proseguita anche al rientro, generalmente per tutte le quattro settimane che seguono l'ultima possibile esposizione all'infezione.

8. Stare attenti anche quando si è tornati
Infine, l'attenzione deve restare alta una volta tornati in patria. Se nei tre mesi successivi al rientro compare una febbre inspiegabile bisogna rivolgersi immediatamente a un medico, informandolo sulla possibilità di aver contratto la malattia.

9. Partire comunque con i farmaci in valigia
L'Oms fornisce una lista di farmaci e medicamenti per i viaggi nei Paesi a rischio malattie da vettori. La lista va adattata alle esigenze personali. Alcuni tipi di farmaci o strumentazione medica (per esempio: siringhe e aghi) vanno accompagnate da un certificato medico su carta intestata che ne attesti la necessità per il viaggiatore.

- cerotti e bende
- disinfettanti per ferite
- forbici e pinzette
- spille di sicurezza
- collirio
- repellenti per insetti
- trattamenti per le punture da insetto
- compresse antistaminiche
- decongestionante nasale
- analgesici
- termometro
- creme solari
- farmaci per la cura di malattie preesistenti
- farmaci contro la diarrea del viaggiatore (un anti secretorio, un farmaco per ridurre la motilità dell’intestino, sali di reidratazione orale)
- antibiotici ad ampio spettro
- pomate antibatteriche
- polvere antifungina
- farmaci antimalarici
- una zanzariera da letto
- scorte adeguate di preservativi e contraccettivi orali
- siringhe sterili ed aghi, se necessari a una terapia già prescritta
- disinfettanti per l’acqua

07 Aprile 2014 | Margherita Fronte