La fame intellettuale

fridge
Fame da lavoro |

Niente più abbuffate e aperitivi selvaggi all'uscita dall'ufficio: una ricerca canadese conferma che l'attività cerebrale stimola la fame ma non consuma energia. (Alessandro Bolla, 30 ottobre 2008)

Lavorare, si sa, mette appetito. E più il lavoro è intenso, più viene fame. Ma se un muratore è ampiamente giustificato a svuotare il frigorifero quando torna a casa alla sera, si può dire lo stesso per un impiegato o uno studente? Purtroppo no, almeno secondo i risultati di una recente ricerca canadese. Anche se il lavoro intellettuale consuma calorie, l’abbuffata dopo l’ufficio non è assolutamente consentita. E’ solo una sensazione di fame.
Abbuffarsi per scienza. Lo studio ha coinvolto 14 studenti ai quali è stato chiesto di svolgere 3 attività in momenti diversi: stare seduti e rilassati senza far nulla, completare dei test di memoria, leggere e riassumere dei testi. Dopo sessioni di 45 minuti di ciascuna delle attività, i volontari sono stati invitati a servirsi ad un buffet dove potevano prendere tutto ciò che volevano e ad ognuno sono state misurate le calorie ingerite. Le attività intellettuali hanno comportato un consumo di sole 3 calorie in più rispetto al riposo totale, ma una volta di fronte al cibo le cavie umane non si sono trattenute. Dopo la lettura e il riassunto hanno mangiato circa 200 calorie in più rispetto a quelle consumate e dopo i test di memoria ne hanno assunte altre 253 in eccesso. Esami del sangue effettuati prima e dopo le attività intellettuali hanno dimostrato che tutto questo pensare causa notevoli fluttuazioni nel livello di zuccheri e insulina nel sangue.
L'appetito vien pensando. E visto che lo zucchero è il carburante dei neuroni, quando questo scarseggia, viene chiesto allo stomaco di provvedere. E parte di conseguenza lo stimolo della fame. Anche se l’energia consumata è pari a zero o quasi. I ricercatori lanciano quindi l’allarme: la fame indotta dal lavoro intellettuale, associata al poco moto, danno un grosso contributo all’obesità dilagante.

 

30 ottobre 2008