Salute

La disoccupazione prolungata fa invecchiare prima gli uomini

L'assenza di lavoro non fa male solo alle tasche: due anni e oltre in attesa di un impiego possono incidere sul nostro corredo genico e causare invecchiamento precoce.

La disoccupazione logora le attese, il portafogli, l'umore e i rapporti sociali. E come se non bastasse, fa male anche alla salute, arrivando a intaccare quanto di più prezioso abbiamo: i cromosomi.

Gli uomini che restano senza lavoro per più di due anni vanno incontro a un precoce invecchiamento del DNA, come dimostra un nuovo, ampio studio condotto in Finlandia.

I ricercatori dell'Imperial College London e dell'Università di Oulu, Finlandia, hanno esaminato campioni di DNA contenuti nel sangue di 5.620 volontari, uomini e donne, nati in Finlandia nel 1966.

In particolare gli esperti si sono concentrati su strutture genetiche chiamate telomeri, che si trovano alla fine dei cromosomi e hanno il compito di proteggere il corredo genico dalla degradazione. Mano a mano che invecchiamo, i telomeri si accorciano, esponendoci a un più alto rischio di sviluppare malattie legate all'età, come il diabete di tipo 2 o malattie cardiache.

I campioni di sangue sono stati prelevati nel 1997, quando i partecipanti avevano 31 anni. Negli uomini che all'epoca erano stati disoccupati per più di due anni nei tre precedenti l'esperimento i telomeri sono risultati più corti che negli uomini che avevano un impiego.

Lo stesso fenomeno non è stato invece riscontrato nelle donne, forse perché - quando sono stati prelevati i campioni - meno donne erano rimaste disoccupate per un lungo periodo (ulteriori studi occorreranno per stabilire se vi sia una effettiva differenza tra sessi).

Gli scienziati hanno tenuto conto di altri possibili fattori - come condizioni mediche particolari - che potessero aver condizionato la lunghezza dei telomeri, e hanno escluso la loro influenza.

Telomeri più corti sono correlati a rischi più alti di contrarre malattie legate all'età e a morte prematura: studi precedenti hanno dimostrato che alcune esperienze particolarmente stressanti possono influire sulle loro dimensioni. Ora si sa che anche la disoccupazione ha questo "potere".

«Si tratta del primo studio che mostra l'effetto di questa situazione a livello cellulare» ha commentato Leena Ala-Mursula,dell'Università di Oulu «questa scoperta fa pensare con preoccupazione alle conseguenze a lungo termine dell'assenza di lavoro tra i giovani adulti. Fare in modo che tutti abbiano un impiego dovrebbe essere parte essenziale delle campagne di salute pubblica».

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20 novembre 2013 Elisabetta Intini
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