La caffeina fa male? Il verdetto della scienza

La sostanza psicoattiva più consumata al mondo è pericolosa per la salute? Dà dipendenza? Come agisce nel cervello? Il punto sullo stimolante in tazzina, sui suoi benefici e sulle ragioni della sua cattiva (e immeritata) fama.

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Alleato o nemico? Se consumato regolarmente (e senza eccessi) il caffè ha molti effetti benefici.|Shutterstock

Il solo profumo di caffè è sufficiente a farci uscire dal piumone, e una tazzina al momento giusto può raddrizzare una giornata iniziata male. Il potere energizzante di un espresso è tale che da secoli la scienza si chiede se quella per la caffeina non sia una forma socialmente accettata di dipendenza, e se questa sostanza sia dannosa per la salute.

 

Re Gustavo III di Svezia (1746-1792), "pioniere" degli esperimenti sulla caffeina. | Wikimedia Commons

Il primo a tentare un esperimento - non propriamente scientifico - sul tema fu, nel 18esimo secolo, re Gustavo III di Svezia, che ordinò di somministrare a vita, a due prigionieri gemelli, tre tazze di caffè o tre tazze di tè tutti i giorni. Entrambi sopravvissero agli sperimentatori e al re stesso (che fu assassinato).

 

Ricerche più recenti hanno scagionato il caffè - ma non la sua temperatura - dall'accusa di essere cancerogeno, e ne hanno evidenziato i suoi effetti benefici, per esempio, sull'integrità del DNA.

 

Ma quali sono le dosi da non superare? Perché il caffè ci tiene svegli (e di buon umore)? Esiste la dipendenza da caffeina? E si può dire che faccia bene alla salute? Proviamo a rispondere per punti.

Che cosa succede quando bevi un caffè. Mentre in bocca continuate ad avvertire quel piacevole sapore amaro, la caffeina si dissolve e si diffonde rapidamente nei fluidi del vostro corpo. In una manciata di minuti arriva al cervello, dove si lega ai recettori che di norma ricevono l'adenosina, una sostanza chimica prodotta dall'organismo che induce sonnolenza. Ecco perché il caffè fa passare transitoriamente la sensazione di stanchezza: agisce come un freno momentaneo all'impulso a dormire.

 

Il picco di concentrazione di caffeina nel sangue avviene 45-60 minuti dopo l'assunzione; nell'arco di 3-5 ore, il fegato avrà degradato metà della caffeina assunta e l'adenosina avrà iniziato a riprendere il suo posto. Potreste sentire il bisogno di un'altra tazzina.

 

Il caffè dà una marcia in più perché tiene a freno una sostanza - l'adenosina - che ci rende sonnolenti. | Shutterstock

Un balsamo per l'umore. Le proteine recettori dell'adenosina nel cervello sono anche collegate ai recettori della dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nel circuito del piacere e nelle sensazioni di buon umore. La caffeina rende i recettori cui si lega più sensibili alla dopamina, un effetto che cogliamo sotto forma di benessere.

 

La caffeina è una "droga"? Tuttavia la dopamina è anche coinvolta nelle dipendenze: dopotutto, nicotina, alcol o cocaina interferiscono con il circuito della ricompensa nel cervello, incrementando la produzione di dopamina in alcune aree e spingendoci, di fatto, a ripetere un comportamento dannoso. Anche di caffè non possiamo fare a meno, ma a differenza di altre sostanze, la caffeina non accresce la quantità di dopamina. Rende soltanto il nostro cervello più sensibile a quella già in circolo (lo si è provato sui ratti e anche sull'uomo). 

 

Per Astrid Nehlig, direttore di ricerca presso il French National Institute of Health and Medical Research, che da 30 anni studia gli effetti della caffeina, le dipendenze hanno per definizione un impatto negativo sulla vita delle persone. Questo però sembra non valere per la caffeina: «Si diventa dipendenti dalla caffeina - spiega a Quartz - ma perché ci piace? Perché ci sveglia, ci fa stare bene, ci rende produttivi. Si beve molto spesso in situazioni sociali: ci si incontra, si prende un caffè... è parte di un rituale».

Allora è utile per la salute? Se i benefici a breve termine della caffeina sono ovvi, la ricerca scientifica ha ormai dimostrato che vanno ben oltre il tenerci svegli. Chi assume caffè regolarmente senza abusarne, per una vita intera, appare più protetto da malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson.

 

Chi consuma caffè regolarmente è in genere più protetto dalle malattie neurodegenerative. | Shutterstock

Il motivo non è ancora del tutto chiaro: la caffeina potrebbe avere un ruolo nella riduzione della proteina beta-amiloide che forma le classiche placche nel cervello dei pazienti con Alzheimer. Un'altra ipotesi è che si tratti più che altro di una correlazione: le persone che bevono regolarmente caffè avrebbero anche uno stile di vita più attivo, e sarebbero per questo più protette dalle condizioni neurodegenerative.

 

Bere caffè nelle ore diurne aiuta a mantenere ritmi circadiani regolari, un fattore protettivo contro molte malattie (dal diabete ai disturbi mentali).

Come ci si regola? Per godere al massimo dei benefici della caffeina, senza disturbi del sonno o per la salute, la scienza suggerisce di non assumerne più di quella contenuta in tre, quattro tazzine di caffè al massimo. Gli effetti di questa sostanza sono però altamente soggettivi: diversi studi genetici hanno identificato specifiche varianti genetiche che sembrano predisporre al metabolismo di caffeina (e quindi a un suo maggiore consumo).

 

Uno studio del 2016 ha dimostrato che le persone che assumono grandi quantità di caffeina sono anche quelle geneticamente più predisposte a metabolizzarla con facilità. Ciò suggerisce che l'organismo umano sia in grado di autoregolarsi, e che non sia pericolosa perché ci manteniamo naturalmente all'interno dei nostri limiti.

 

Il discorso vale per le persone in buona salute: per chi ha problemi di pressione alta o di cuore, per i bambini e le donne in gravidanza, vale la regola di una maggiore cautela o anche dell'astensione. Anche quello degli energy drink è un capitolo a parte: queste bevande ad alto contenuto di caffeina vengono infatti spesso assunte in quantità molto elevate o in combinazione con l'alcol, con effetti dannosi sulla salute.

 

In casi estremi, comunque, la caffeina può essere letale: 10 grammi di caffeina sono quasi sempre sufficienti a provocare reazioni che portano a un arresto cardiaco. Una tazzina di caffè, però, ne contiene meno di 100 milligrammi (0,1 grammi). Occorrerebbero quindi 100 tazzine di caffè in rapida successione per assumere una dose mortale di questa sostanza: probabilmente moriremmo annegati molto prima...

 

11 Gennaio 2018 | Elisabetta Intini