Salute

Italia assuma ruolo guida per promuovere Convenzione di Istanbul Al lavoro per Piano globale che rafforzi la risposta dei sistemi sanitari

7 mln di donne hanno subito violenza fisica o sessuale, il 60% da partner o ex, ma il 90% tace

Milano, 25 nov. (AdnKronos Salute) - Ogni 3 giorni in Italia una donna viene uccisa dal partner, dall'ex o da un familiare. Sono quasi 7 milioni (una su 3) le 16-70enni ad avere subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale. In oltre il 60% dei casi sono i partner attuali o gli ex a commettere gli abusi più gravi, e più di 9 volte su 10 il crimine non viene denunciato. A fare il punto sui numeri dell'emergenza nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è l'Organizzazione mondiale delle sanità, sottolineando che solo nel 2014 nel nostro Paese sono state 115 le vittime di femminicidio uccise dal marito, dal fidanzato o da un ex. Nella maggior parte dei casi (65,2% contro il 60,3% del 2006), i figli hanno assistito a episodi di violenza sulla madre.

Secondo i dati dell'agenzia Onu per la sanità, a livello mondiale oltre un terzo (35%) delle donne ha subito nel corso della vita una violenza domestica o sessuale, "una delle prime cause di morte o invalidità permanente" nella popolazione femminile. Per oltre 4 su 10 (42%) le violenze sono state perpetrate da uomini con cui avevano avuto una relazione intima, e l'abuso ha causato gravi danni alla salute. E il 38% degli omicidi di donne nel mondo (uno su 4) viene commesso da un partner.

"Quando una donna subisce una forma di violenza - avverte Flavia Bustreo, vicedirettore generale Oms per Salute della famiglia, delle donne e dei bambin - le ripercussioni sulla salute con cui dovrà fare i conti negli anni successivi sono molteplici: non si corrono rischi solo dal punto di vista fisico, ma anche a livello di salute mentale". Da studi recenti dell'ente ginevrino, emerge per esempio che le donne abusate fisicamente o sessualmente hanno 1,5 volte più probabilità di contrarre infezioni a trasmissione sessuale tra cui l'Hiv, e un rischio doppio di aborto. Una violenza in gravidanza aumenta anche il pericolo di dare alla luce bebè nati morti o di avere un aborto spontaneo. L'abuso, infine, può sfociare in depressione, disturbi da stress post-traumatico, problemi di sonno e alimentari, stress emotivo e tentativi di suicidio.

"Sono tanti i Paesi, dalla Tanzania al Bangladesh fino al Perù - prosegue Bustreo - in cui il primo rapporto sessuale di una donna avviene forzatamente. Uno dei fattori su cui dobbiamo fare leva in tutto il mondo, Italia compresa, è l'educazione già in tenera età. E far sì che i servizi sanitari siano equipaggiati per rispondere alla violenza con cure socio-sanitarie adeguate". Da studi internazionali, riferisce l'Oms, risulta che circa il 20% delle donne e il 5-10% degli uomini dichiarano di essere stati vittime di violenza sessuale da bambini. Con un pesante impatto sulla vita adulta, perché i piccoli che crescono in famiglie in cui si consumano episodi di violenza possono esprimere nel corso della vita una serie di disturbi comportamentali ed emotivi, fino a sperimentare direttamente la violenza.

"L'Oms - sottolinea Bustreo - sta lavorando alla stesura di un Piano di azione globale per rafforzare il ruolo dei sistemi sanitari e rispondere alla violenza contro le donne allargando anche il focus a ragazze e bambini, applicando un approccio multisettoriale. Il Piano vedrà il suo momento di lancio ed entrata in azione il prossimo anno, e fissa gli obiettivi e le strategie che i Paesi dovranno mettere in campo per porre fine a violenze e discriminazioni di genere".

Ma la violenza di genere può essere prevenuta? Oggi ci sono pochi interventi di cui è stata dimostrata l'efficacia, spiega l'Oms che ritiene "necessarie maggiori risorse per rafforzare la prevenzione. Per quanto riguarda la prevenzione primaria, è dimostrato che nei Paesi ad alto reddito l'educazione con l'inserimento di programmi scolastici ad hoc gioca un ruolo importante. Tuttavia, queste pratiche devono ancora essere valutate dopo l'utilizzo in contesti poveri di risorse. Diverse altre strategie di prevenzione primaria sono quelle che combinano la micro-finanza con la formazione per la parità di genere, che promuovono la comunicazione e le competenze relazionali all'interno di coppie e comunità, che riducono l'accesso e l'uso nocivo di alcol".

"Per ottenere un cambiamento duraturo - esorta ancora l'Oms - è importante adottare una legislazione e sviluppare politiche che eliminino qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle donne e promuovano l'uguaglianza di genere". L'agenzia collabora con partner internazionali per monitorare la dimensione e la natura della violenza contro le donne in diversi contesti; promuovere la ricerca sugli interventi di contrasto e prevenzione; rafforzare le risposte del settore sanitario; sostenere le iniziative nazionali a favore dei diritti delle donne.

E per vincere la sfida, l'Organizzazione mondiale della sanità invita l'Italia ad assumere un ruolo guida. "E' stato uno fra i primi Paesi a ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore nell'agosto 2014 - ricorda l'agenzia delle Nazioni Unite - Nonostante questo importante passaggio sono ancora molti i Paesi che non hanno ratificato il testo, e data la grande attenzione che l'Italia continua a riporre su questo tema e l'intenso dibattito sul piano sociale e politico, sarebbe interessante pensare all'Italia come promotrice e capofila nel processo di allargamento della ratifica".

La Convenzione di Istanbul rappresenta infatti "il primo strumento internazionale vincolante sul piano giuridico per prevenire e contrastare la violenza contro le donne e la violenza domestica. E' stata ratificata da 16 Paesi" e "si fonda su 3 pilastri: prevenzione, protezione e punizione". Il testo pone però "particolare enfasi sui primi 2, gli unici - conclude l'Oms - in grado di sradicare una violazione dei diritti umani ormai sistemica in Europa e particolarmente grave".

25 novembre 2015 ADNKronos
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