Salute

Israele: il vaccino Pfizer protegge meno dalla variante Delta (ma ripara da forme gravi)

Il vaccino di Pfizer sembra essere meno efficace di quanto stimato nel proteggere dai contagi da variante Delta, ma mette al riparo dalle forme gravi.

Tutti i vaccini disponibili garantiscono un'efficacia pressoché totale dai casi gravi di covid: sono dispositivi di salute salvavita, l'unico strumento che abbiamo per uscire dalle fasi più drammatiche della pandemia. Tuttavia, potrebbero essere meno efficaci del previsto nel proteggere dalle forme lievi di covid causate dalla variante Delta.

il vaccino Pfizer in Israele. La notizia arriva da Israele, primo Paese a impegnarsi in una campagna vaccinale a tappeto, condotta esclusivamente con il vaccino di Pfizer. In base a dati preliminari rilasciati dal Ministero della Salute israeliano - e non ancora pubblicati su una rivista scientifica -  tra il 6 giugno e l'inizio di luglio 2021 l'efficacia del vaccino nel bloccare i nuovi casi di covid è stata del 64%, ben al di sotto del precedente 94%.

Uno scudo contro i casi più critici. Per Israele, l'ultimo mese è coinciso con un generale rilassamento delle misure anticovid e con l'avanzata della variante Delta, destinata a diventare prevalente. Nonostante le indicazioni sui contagi, i vaccini stanno continuando a fare quello per cui sono stati progettati, ossia proteggere dalle forme gravi e dai ricoveri per covid. L'efficacia contro i casi severi di covid rimane infatti molto elevata, pari al 93%, contro il 97% dimostrato contro le precedenti varianti.

Gli esperti confidano nel fatto che la protezione si mantenga alta contro le forme più critiche della malattia, così come osservato con la variante Alpha (o inglese). Israele non registra più decessi per covid da 12 giorni; il 4 luglio c'erano 35 casi gravi di covid su una popolazione di 9,3 milioni di persone, rispetto ai 21 del 19 giugno.

Come interpretare questi dati. Circa la metà delle nuove infezioni riguarda bambini (non ancora vaccinati); l'altra metà, adulti vaccinati, un fatto «che per certi versi ci si poteva aspettare, visto che l'85% degli israeliani adulti è vaccinato (perché se il virus deve "pescare" qualche preda tra gli adulti, con più probabilità andrà a incontrare persone vaccinate, ndr)» spiega Ran Balicer, a capo del panel nazionale di esperti di CoViD-19. «Tuttavia il tasso di infezioni breakthrough, ritenuto da alcuni esperti superiore alle attese, suggerisce una qualche diminuzione dell'efficacia dei vaccini contro la malattia lieve - non contro quella grave».

Quello che arriva da Israele è da ritenersi, secondo Balicer, un segnale preliminare da approfondire: gli esperti sono al lavoro per analizzare le caratteristiche dei contagiati nonostante il vaccino (età, condizioni di salute, mesi passati dal completamento del ciclo vaccinale). Ci sono anche alcuni problemi statistici da considerare, come il basso numero di casi di contagiati e il fatto che tamponi ed esposizione al virus non sono equamente distribuiti tra la popolazione.

Massima cautela. In ogni caso, data la situazione nel Paese potrebbero essere reintrodotte alcune misure di protezione, come l'obbligo di mascherine al chiuso nei luoghi pubblici. Questo, mentre il Regno Unito sta per imboccare la strada del "liberi tutti".

7 luglio 2021 Elisabetta Intini
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