Inghilterra, sì a bambini con DNA di tre persone

Via libera alla tecnica di fecondazione in vitro che sostituisce il DNA mitocondriale "difettoso" della madre con quello di una donatrice. Le cliniche potranno fare domanda per applicarla.

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Il primo neonato nato con la tecnica che unisce il DNA di tre persone, in Messico. | New Hope Fertility Center

L'Autorità britannica per la fertilizzazione e l'embriologia (HFEA) ha dato il via libera definitivo a una tecnica di fecondazione in vitro che potrebbe evitare ad alcune famiglie di trasmettere malattie genetiche ereditarie al nascituro.

 

La tecnica è controversa perché prevede il ricorso a tre donatori: gli spermatozoi del padre, la cellula uovo della madre e la cellula uovo di una donatrice. Ora le cliniche britanniche che volessero applicarla potranno fare domanda per ottenere il permesso ufficiale.

 

Eredità scomoda. Alcune malattie genetiche sono trasmesse dalla madre al feto attraverso il DNA mitocondriale. I mitocondri sono le "centrali energetiche" delle cellule e hanno un corredo di 37 geni che ereditiamo direttamente per via materna. La tecnica approvata nel Regno Unito prevede di fertilizzare sia la cellula uovo della madre, sia quella della donatrice, con gli spermatozoi maschili.

 

Come funziona. A questo punto, prima che gli ovuli fertilizzati inizino la divisione cellulare, i nuclei di entrambi vengono rimossi, e quello della donatrice scartato e sostituito con quello della madre, che porta il cuore del DNA del nascituro, quello nucleare. Il bambino erediterà così un DNA mitocondriale sano. Ma la procedura, che ha già generato almeno un bambino sano, in Messico, comporta anche alcuni limiti etici, primo tra tutti quello di generare un neonato con i cromosomi di tre persone.

 

I dubbi. Recenti lavori hanno evidenziato la possibilità che alcuni mitocondri "difettosi" del DNA materno arrivino al feto assieme al DNA nucleare, e che quindi la tecnica possa non essere del tutto efficace. Intanto l'Università britannica di Newcastle, in prima linea su queste ricerche, ha annunciato che chiederà di poter applicare la procedura su un numero selezionato di 25 coppie, e che si impegnerà a monitorare i bambini nati in questo modo nel lungo periodo.

 

17 dicembre 2016 | Elisabetta Intini