Focus

Infusioni di anticorpi contro l'HIV

Nelle scimmie, una singola dose di proteine specializzate protegge dal virus per diversi mesi, e potrebbe costituire una soluzione temporanea mentre si cerca un vaccino.

con_h_25.c015-4394_web
Modello molecolare di una glicoproteina anticorpo del virus dell'HIV. | Science Photo Library/Contrasto

Una singola infusione di anticorpi può proteggere le scimmie dal contrarre l'infezione di un virus simile all'HIV per quasi sei mesi. La scoperta dei ricercatori dell'US National Institute of Allergy and Infectious Diseases del Maryland (Stati Uniti), pubblicata su Nature, potrebbe aprire la strada a una strategia alternativa per contenere la diffusione dell'epidemia, mentre prosegue la ricerca di un vaccino efficace.

 

I precedenti. Studi passati dimostrano che la somministrazione di anticorpi sviluppati da persone colpite da HIV riduce sensibilmente la quantità di virus presente nel sangue di una persona infetta, per brevi periodi di tempo. Nelle scimmie, la somministrazione di anticorpi uno o due giorni prima dell'esposizione al virus, previene il contagio. I ricercatori statunitesi volevano capire se fosse possibile sperare in una protezione più a lungo termine.

 

Uno scudo a tempo. In assenza di terapie, scimmie esposte a un virus "chimera" contenente porzioni di HIV e del virus di immunodeficienza delle scimmie (SIV) sono rimaste contagiate dopo due o tre esposizioni. Ad altri quattro gruppi di scimmie è invece stata iniettata una singola infusione di anticorpi (diversi per ogni campione). Gli animali sono poi stati esposti al virus chimera una volta alla settimana: tutti sono rimasti contagiati dalle 12 alle 23 settimane dal primo contatto col virus, a seconda del tipo di anticorpi ricevuti.

 

I prossimi passi. Per un certo lasso di tempo, e con una singola infusione "protettiva", sono quindi rimasti schermati dall'infezione. Studi futuri dovranno valutare se sia possibile traslare gli effetti positivi della terapia dal modello animale all'uomo, e prolungare l'efficacia degli anticorpi usati, modificandoli a questo scopo. Ma intanto si tratta di un risultato incoraggiante.

 

29 aprile 2016 | Elisabetta Intini