Scienza

In cerca di nuove strade per la lotta al diabete

In studi su animali, si sono dimostrati promettenti diversi approcci per la terapia del diabete di tipo 1 e 2: dal farmaco che riattiva i recettori per l'insulina alla dieta che rigenera il pancreas. La speranza è che possano funzionare anche nell'uomo.

Si stima che siano circa 400 milioni le persone affette da diabete in tutto il mondo, motivo per cui oggi per riferirsi al diabete si usa la parola “epidemia”, anche se impropria. Dieta stretta, alcuni farmaci, o iniezioni di insulina sono gli unici modi per cercare di tenere sotto controllo i livelli degli zuccheri nel sangue di una condizione che oggi può essere tenuta a bada ma non “guarita”.

Diverse strade hanno però prodotto, ultimamente, risultati promettenti, anche se per adesso solo in studi su animali: ecco il punto della situazione su tre ricerche interessanti.

La pillola per risvegliare i recettori dell'insulina. Un gruppo di ricerca all’università della California, a San Diego, ha per esempio sperimentato sui topi una terapia, sotto forma di una pillola giornaliera, che sembra in grado di far regredire la resistenza all’insulina e tenere sotto controllo il diabete.

Il farmaco funziona inibendo un enzima (la molecola LMPTP) che secondo gli studi è coinvolto nel processo che rende le cellule non più sensibili all’ormone. In pratica, la molecola “risveglia” i recettori per l’insulina sulla superficie delle cellule del fegato, che normalmente hanno il compito di assorbire l’eccesso di glucosio nel sangue quando captano la presenza di insulina.

In topi obesi che avevano sviluppato il diabete dopo essere stati nutriti con un dieta ad alto contenuto di grassi, in modo da mimare la condizione del diabete di tipo 2, il farmaco è riuscito in un mese a far regredire la malattia. Adesso bisognerà vedere se l’uso della molecola è sicuro per l'uomo (altri farmaci che hanno un enzima della stessa famiglia come target hanno importanti effetti collaterali, ma questo dovrebbe essere più specifico) e se i risultati si confermano.

Un modo immediato per capire quanti zuccheri ti bevi con le bibite. Vedi anche: 10 cose + 1 che (forse) non sai sullo zucchero. © Reddit

La dieta mima-digiuno in aiuto del pancreas. Non si lavora solo sul fronte dei farmaci. Anche un tipo particolare di dieta potrebbe servire a far regredire in modo importante i sintomi del diabete. È il caso della cosiddetta dieta mima-digiuno, che prevede alcuni giorni di restrizione calorica inseriti periodicamente all’interno di un programma di alimentazione normale, e che già si è confermata utile anche nell’uomo per migliorare diversi parametri metabolici.

In topi nutriti con questo stile alimentare, il gruppo di ricerca guidato da Valter Longo è riuscito a ottenere la crescita di nuove cellule del pancreas in grado di produrre insulina, e una regressione dei sintomi del diabete.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Cell (febbraio 2017), ha rivelato che geni normalmente attivi nel pancreas in fase di sviluppo di topi allo stadio embrionale si riattivano negli animali adulti diabetici con la dieta mima digiuno (4 giorni a settimana di restrizione calorica, seguiti da tre di alimentazione normale). In questo modo, aumenta una proteina che promuove la creazione di nuove cellule del pancreas produttrici di insulina.

Il cerotto per monitorare il livello di glucosio nell'organismo. Vedi anche: tutte le pagine di Focus.it dedicate al diabete. © Jacobs School of Engineering/UC San Diego

Le fibre contro il diabete giovanile. Ancora sulla dieta si punta come possibile mezzo di prevenzione del diabete di tipo 1, quello giovanile, che insorge nei bambini, in cui il sistema immunitario distrugge progressivamente le cellule del pancreas che producono insulina.

In questo caso, un gruppo di ricercatori della Monash University di Melbourne ha provato a ritardare l’insorgere della malattia in topi geneticamente modificati in modo da sviluppare il diabete, nutrendoli con una dieta molto ricca di fibre, in particolare amido di mais ad alto contenuto di amilosio. Queste fibre sono indigeribili nella prima parte dell’intestino, ma vengono poi scisse dai microbi nel colon in due tipi di acidi grassi a catena corta: acido acetico e butirrico. Queste due sostanze sembrano in grado di rallentare la reazione del sistema immunitario che porta alla distruzione delle cellule produttrici di insulina nel pancreas.

Rispetto agli animali nutriti normalmente, che hanno sviluppato nel 70 per cento dei casi l’equivalente del diabete di tipo 1, di quelli che hanno consumato la dieta con le fibre quasi nessuno si è ammalato. Benché gli effetti siano da verificare negli esseri umani, è una delle prime sperimentazioni in cui agendo solamente sulla dieta sembra sia possibile modificare il corso del diabete giovanile.

30 marzo 2017 Chiara Palmerini
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