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Il veleno di ape è un'arma contro il cancro al seno?

La melittina, componente principale del veleno d'ape, sembra ostacolare la crescita cellulare in due forme molto aggressive di cancro della mammella.

L'uomo alleva le api da almeno 9.000 anni.
L'attività di apicoltura risale al Neolitico: l'uomo alleva le api da almeno 9.000 anni. | Shutterstock

Come se non bastassero il miele, la propoli e l'indispensabile attività di impollinazione, le api potrebbero avere in serbo per noi anche un altro regalo: il loro veleno sembra in grado di distruggere, in vitro, le cellule di due forme molto aggressive di cancro al seno, il tumore triplo negativo e quello HER-2 positivo. Merito della melittina, la componente principale del veleno d'ape, una sostanza che provoca violente reazioni allergiche in una piccola parte della popolazione e della quale erano già note le proprietà anti-cancro. I nuovi risultati sono stati descritti su Nature Precision Oncology.

 

La scoperta apre risvolti promettenti, ma dovrà essere supportata da ulteriori studi: come fanno notare gli stessi autori dello studio, gli scienziati dell'Harry Perkins Institute of Medical Research (Australia), esistono migliaia di composti chimici capaci di neutralizzare le cellule cancerose in laboratorio, ma pochi di questi approdano poi a un utilizzo clinico sull'uomo.

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Circolano molte false informazioni sul cancro: se alcune di esse possono essere innocue, altre incidono negativamente sui comportamenti delle persone. Ecco alcuni miti da sfatare. | Shutterstock

Azione mirata. Dopo aver analizzato il veleno di circa 300 specie di api e calabroni, i ricercatori hanno constatato che una specifica concentrazione di melittina è in grado di uccidere la totalità delle cellule tumorali nelle colture cellulari di topo nel giro di un'ora, senza danneggiare le cellule sane. In 60 minuti, la sostanza riesce a dissolvere completamente le membrane cellulari delle cellule malate.

 

In laboratorio, la mellitina riesce inoltre a interferire con la crescita di entrambi i tumori sabotando i meccanismi di replicazione delle cellule, perché riduce in modo sostanziale i messaggi chimici necessari per promuovere la divisione cellulare. In più, una volta isolata e somministrata insieme a un farmaco chemioterapico, il docetaxel, la sostanza contenuta nel veleno d'ape ha potenziato l'effetto di soppressione della crescita tumorale, perché ha ridotto i livelli di una molecola che il cancro usa per sfuggire al sistema immunitario.

 

Scenari e cautele. I tumori HER2-positivi, quelli cioè che esprimono in maniera importante la proteina HER2 (un fattore di crescita epidermico umano), costituiscono il 15-20% della totalità dei tumori al seno, e sono temuti perché si manifestano con uno sviluppo cellulare particolarmente rapido e aggressivo. I tumori triplo negativi, che rappresentano il 15% circa dei tumori delle pazienti con carcinoma mammario, sono invece particolarmente difficili da trattare perché privi di recettori specifici da prendere come bersaglio e comportano un rischio maggiore di recidiva. I ricercatori sono costantemente alla ricerca di terapie che possano migliorare la prognosi di queste neoplasie e potenziare le terapie attualmente disponibili.

 

La melittina, sia nella versione naturale sia in quella sintetica, si è dimostrata sorprendentemente efficace nel selezionare le cellule dei due tumori e indurle alla morte risparmiando invece le cellule sane. Tuttavia, la ricerca su questa e altri veleni animali è ancora estremamente preliminare e condotta su modelli animali o linee cellulari isolate dal resto dei tessuti; occorrerà lavorare ancora molto, prima di ipotizzare una possibile applicazione clinica della scoperta.

 

10 settembre 2020 | Elisabetta Intini