Scienza

Il vaccino e le mutazioni del coronavirus

Le mutazioni del SARS-CoV-2, il virus della covid, non hanno effetto sulla validità e sull'efficacia del vaccino: quando arriverà, sarà l'arma che aspettavamo.

È ormai chiaro che il mondo non tornerà alla normalità precovid fino a quando non sarà disponibile un vaccino efficace e sicuro. Potrebbe volerci ancora un po' di tempo o essere dietro l'angolo, ma, quanto all'efficacia, pare ci sia un po' di scetticismo alimentato anche dalla falsa notizia che il vaccino sarà inutile, perché arriverà quando ormai il virus, vista la sua capacità di mutare, avrà assunto una nuova forma. Che cosa e quanto c'è di vero dietro a questa affermazione?

Osservatorio della cattiva Scienza
L'Osservatorio della cattiva Scienza è una rubrica a cura di Simone Di Giacomo e Simona Paglia, biologi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna.

I vaccini sono sviluppati a partire da piccole subunità virali: iniettati nel corpo umano inducono una risposta immunitaria che rimane nella memoria del sistema immunitario, che in questo modo è pronto a fare fronte a una infezione reale. I vaccini che oggi si trovano nelle fasi avanzate di sperimentazione sono stati sviluppati sulla base di sequenze genetiche virali individuate con maggiore frequenza nei pazienti e sottoposte a complesse analisi per selezionare quelle meno variabili (Dearlove et al., 2020): perché l'obiettivo dei vaccini sono le cosiddette regioni stabili del virus, ossia quelle soggette a minor tasso di mutazione.

Inoltre, lo studio delle sequenze genetiche di SARS-CoV-2 finora isolate da pazienti CoViD-19 da tutto il mondo ha rivelato che il virus è caratterizzato da un tasso di mutazione molto basso, più basso del comune virus influenzale (Mercatelli & Giorgi, 2020). Al momento sono state catalogate più di 12.000 variazioni del SARS-CoV-2 ma molte di esse, la quasi totalità, non creano diversità evidenti (ossia evolvono nelle cosiddette mutazioni silenti) oppure evolvono in forme estremamente instabili, incapaci di propagarsi.

Solo una mutazione tra le più stabili, chiamata D614G, che sta diventando la variante più frequente, è stata riscontrata in una delle regioni (vedi sopra) utilizzate per lo sviluppo dei vaccini (Dearlove et al., 2020): i dati mostrano però che tale mutazione non altera la risposta immunitaria (Zhang et al., 2020) indotta dal vaccino.

È quindi realistico essere positivi: per come è impostata la ricerca ogni singolo vaccino tra quelli in sperimentazione è in grado di offrire una copertura quasi totale per le varie forme di SARS-CoV-2 circolanti (Dearlove et al., 2020).

16 ottobre 2020
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