Il sonno efficiente degli umani

Rispetto ad altri primati, sappiamo concentrare gli aspetti benefici del riposo in poche ore. Così possiamo dormire meno e in modo più proficuo.

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Forza. Dormire! | Courtesy Everett Collection/Contrasto

Soffrite di insonnia? Consolatevi: gli esseri umani sono biologicamente predisposti a sonni corti e ristoratori. Rispetto ai "cugini" primati, abbiamo bisogno di una minore quantità di riposo; ma le nostre dormite sono anche più efficienti. Lo rivela una ricerca della Duke University che compara i sonni di centinaia di specie di mammiferi.

 

Poche ma buone. Tra questi, anche 21 gruppi di primati: dai babbuini agli oranghi, dai lemuri agli scimpanzé, fino all'uomo. Tenuto conto della diversa posizione delle varie specie di scimmie nell'albero genealogico, l'uomo risulta un dormitore "rapido". Ci bastano 7 ore di sonno, rispetto alle 14 ore di un macaco nemestrino (Macaca nemestrina) e alle 17 di un Microcebus murinus, un lemure del Madagascar.

 

Dritti al punto. Il segreto è nell'efficienza. Le nostre dormite vanno subito "al sodo": trascorriamo cioè meno tempo nelle fasi leggere del sonno e più tempo in quelle più profonde. Per esempio il sonno REM, l'ultima delle fasi del sonno e quella più spesso caratterizzata da sogni, occupa nell'uomo il 25% di una dormita notturna, ma in altri primati, come il Chlorocebus africano, solo il 6%.

 

Ma la tecnologia non c'entra. Questa ottimizzazione non è solo il risultato di notti più brevi favorite dalla luce elettrica e dall'uso massiccio di tablet e cellulari: uno studio compiuto su alcune popolazioni tribali della Tanzania, Namibia e Bolivia ha dimostrato che anche chi è lontano da moderne tecnologie e si regola con i soli ritmi naturali dorme poco più di sei ore a notte, e si trattiene a lungo a parlare al buio intorno al fuoco.

 

Indifesi. Piuttosto, i sonni più brevi sarebbero un retaggio della discesa dagli alberi. Quando i nostri antenati passarono dai giacigli sospesi a quelli terrestri intorno al fuoco, iniziarono a stabilire turni di guardia per difendersi dai predatori, sviluppando la capacità di dormire di meno, ma con maggiore efficacia. Così guadagnarono tempo prezioso per stringere legami sociali e imparare nuove abilità, ricordi a loro volta cementati dalle efficienti - e profonde - dormite.

 

16 dicembre 2015 | Elisabetta Intini