Salute

Il ruolo degli autoanticorpi nell’infezione da covid

Gli autoanticorpi che bloccano le proteine responsabili di combattere i virus facilitano la diffusione del coronavirus, e favoriscono lo sviluppo della covid in forma grave.

Da mesi si discute del ruolo degli autoanticorpi, anticorpi che contrastano gli elementi del sistema immunitario, nell'infezione da covid. Uno studio pubblicato su Science Immunology conferma quanto si sospettava da tempo, e cioè che gli autoanticorpi favorirebbero lo sviluppo della covid in forma grave e mortale. Queste proteine autosabotanti, presenti in piccola parte anche in soggetti sani e non contagiati, aumentano con l'avanzare dell'età, e questo spiegherebbe il perché la covid colpisce più duramente gli anziani.

Autosabotaggio. Secondo quanto rilevato da uno studio pubblicato su Science lo scorso ottobre, circa il 10% delle persone che aveva contratto la covid in forma grave era in possesso di anticorpi che attaccavano e bloccavano gli interferoni di tipo 1, proteine prodotte dalle cellule per difendersi dall'invasione di patogeni esterni, come appunto il virus della covid. Il nuovo studio ha coinvolto oltre 3.500 pazienti ricoverati in terapia intensiva provenienti da 38 Paesi, rilevando che, in media, il 13,6% aveva autoanticorpi, con una percentuale più bassa negli under 40 (9,6%) e più alta negli over 80 (21%). Tra i deceduti, il 18% aveva autoanticorpi.

Questione di età. Per saperne di più, gli studiosi hanno quindi analizzato quasi 35.000 campioni sanguigni di persone sane, raccolti prima dell'inizio della pandemia: lo 0,18% degli individui tra i 18 e il 69 aveva autoanticorpi che bloccavano il funzionamento dell'interferone di tipo 1, e questa percentuale saliva a 1,1% nelle persone tra i 70 e i 79 anni, e al 3,4% negli over 80. «Questi dati spiegano in gran parte il perché gli anziani sono più a rischio di contrarre la covid in forma grave», spiega Jean-Laurent Casanova, coordinatore dello studio. Quanto scoperto ha chiare implicazioni cliniche: potrebbe aiutare a identificare persone a rischio di sviluppare l'infezione in forma grave, e fornire ai medici un aiuto per scegliere le cure più appropriate per ogni paziente.

16 settembre 2021 Chiara Guzzonato
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