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Il primo parto dopo un trapianto d'utero

La nascita del primo bambino concepito, e partorito da una madre reduce da un trapianto d'utero apre nuove speranze per le donne affette da gravi forme di infertilità congenita.

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Prematuro, ma in buona salute: la foto del primo bambino nato dopo un trapianto d'utero. | The Lancet

Per la prima volta nella storia della medicina, una donna reduce da un trapianto di utero ha partorito un bambino sano, dopo una regolare gravidanza: la notizia che sta riempiendo in questi giorni le pagine dei giornali, è stata descritta il 5 ottobre sulla rivista scientifica The Lancet.

 

La paziente è stata operata e seguita da un'equipe svedese dell'Università di Gothenburg, che dal 1999 studia la possibilità di consentire, alle donne che sono nate con gravi malformazioni uterine o che hanno perso l'utero in seguito a malattie come il cancro, di portare a termine una gravidanza e partorire il proprio figlio.

 

La prima fase. Nel corso del trial clinico, 9 donne hanno subito un trapianto di utero da una donatrice vivente (nella maggior parte dei casi, la madre, un'altra parente o un'amica). In due casi l'intervento non ha avuto successo, e gli organi trapiantati sono stati rimossi in seguito a infezioni e sanguinamenti. Le altre 7 pazienti invece, hanno recuperato un normale ciclo mestruale e nel 2014 hanno provato a rimanere incinte mediante fecondazione in vitro.

 

Futura madre. Il primo impianto di embrione avvenuto con successo è stato diagnosticato in una paziente 36enne, che aveva ricevuto l'utero da una donatrice 61enne, già in menopausa, perché affetta da sindrome di Rokitansky, una rara malformazione congenita femminile che comporta l'assenza di utero e tube e talvolta anche malformazioni a carico della vagina.

 

Nato in anticipo. A settembre la donna ha partorito un bambino sano, di 1.775 grammi, fatto nascere con parto cesareo alla 32esima settimana per un episodio di preeclampsia (o gestosi), una condizione caratterizzata da ipertensione ed edemi (cioè accumuli di liquidi) nella madre che possono mettere a rischio la salute della gestante e del bambino.

 

La gestosi colpisce il 5% delle donne in gravidanza e può essere dovuta, in questo caso, all'età della donatrice, o alle precedenti condizioni di salute della futura madre, alla quale manca anche un rene. Avviene inoltre con maggiore frequenza nelle donne che si sottopongono alla fecondazione in vitro.

 

Un bebè sano. Parto prematuro a parte, mamma e bambino stanno bene. Durante la gravidanza la donna ha avuto tre lievi episodi di rigetto che sono stati trattati con immunosoppressori. La gravidanza è stata continuamente monitorata dall'equipe, che ha controllato in particolare che il sangue arrivasse correttamente dall'utero al cordone ombelicale, attraverso i vasi che erano stati ricollegati durante l'intervento. Ma a parte questa particolare attenzione, la gravidanza ha seguito un decorso normale.

 

Nuove speranze. Il parto è considerato un successo nel trattamento di una delle più gravi cause di infertilità: «Ora abbiamo le prove scientifiche che il trapianto d'utero può essere usato per trattare l'infertilità uterina, che rimaneva l'ultima causa non trattabile di infertilità femminile» commenta Mats Brännström, che ha eseguito il taglio cesareo. «La ricerca mostra anche che i trapianti da una donatrice vivente sono possibili, anche se la donatrice è in menopausa».

 

9 ottobre 2014 | Elisabetta Intini