Il primo caso di Ebola negli Stati Uniti

Un uomo arrivato a Dallas dalla Liberia ha sviluppato i sintomi della febbre emorragica, e si trova ora in isolamento. Cinque cose da sapere per interpretare correttamente la vicenda.

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L'insegna di uno dei Center for Disease Control and Prevention (CDC), gli organismi statunitensi che si occupano della prevenzione e del controllo delle epidemie.|BRANDEN CAMP/epa/Corbis

La notizia è arrivata nella serata di ieri: un uomo partito dalla Liberia e atterrato in Texas ha sviluppato i sintomi del virus Ebola, e si trova ora in isolamento. Si tratta del primo caso di infezione diagnosticato direttamente sul suolo statunitense (e per questo diverso da quelli degli operatori sanitari ammalatisi in Africa e curati negli USA). Ma chiariamo meglio, per punti, come sono andate le cose.

 

Quando e come è accaduto. Il paziente, il cui nome non è stato diffuso, è partito dalla Liberia il 19 settembre scorso per arrivare negli Stati Uniti il giorno successivo. La sua nazionalità non è nota, ma le autorità sanitarie statunitensi hanno fatto sapere che l'uomo si trovava negli USA per far visita ad alcuni parenti. Cinque giorni dopo l'arrivo, sono sorti i primi sintomi dell'infezione. L'uomo si è recato in ospedale venerdì 26, ma è stato ricoverato e messo in quarantena solo domenica. Ora si trova al Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas.

 

Rischi per i compagni di volo. Quando ha preso l'aereo, l'uomo non sapeva di aver contratto l'infezione, e non mostrava alcun sintomo. Poiché il virus è contagioso solo a partire dalla manifestazione dei primi sintomi, per i passeggeri che hanno preso lo stesso volo non dovrebbero esserci rischi: le autorità sanitarie statunitensi non hanno infatti predisposto nessuna misura nei loro confronti. L'infezione, come abbiamo visto, non si trasmette per via aerea ma solo attraverso il contatto con i fluidi corporei di una persona infetta.

 

Rischi per i cittadini di Dallas. Diverso è il discorso per i parenti e i conoscenti che sono venuti a stretto contatto con l'uomo quando era già infettivo, dopo la manifestazione dei primi sintomi. Queste persone (poche, secondo il portavoce dei Centers for Disease Control and Prevention che ha dato la notizia) saranno monitorate per 21 giorni, il tempo massimo di incubazione del virus. Esiste una possibilità che qualcuno di loro possa aver contratto il virus, e che ne sviluppi i sintomi nelle prossime settimane.

Rischi per il personale sanitario. Anche gli operatori che hanno soccorso l'uomo e lo hanno trasportato in ospedale sono continuamente monitorati, e si trovano in isolamento in misura precauzionale. Thomas Frieden, direttore dei CDC, si è detto certo che il focolaio verrà debellato sul nascere. E ha aggiunto che gli ospedali americani sono preparati ad affrontare questa situazione.

 

GLI STATI UNITI SONO PRONTI all'emergenza? I Centers for Disease Control and Prevention rimangono il punto di riferimento da contattare per chiunque credesse di manifestare i sintomi. Sono raggiungibili telefonicamente con un numero verde (800-CDC-INFO) e sono pronti per assicurare cure di alto livello ai contagiati. TUttavia le persone che sono entrate in contatto con il paziente saranno direttamente contattate, in queste ore, dalle autorità sanitarie USA. Ma si tratta di "una manciata" di nominativi.

01 Ottobre 2014 | Elisabetta Intini